Non una bottiglia lanciata dalla folla, né una pietra scagliata negli scontri tra tifosi. A ridurre in coma Marco Leonardo Basoccu, 36 anni, commercialista milanese e sostenitore del Torino, sarebbe stato un lacrimogeno esploso dalle forze dell’ordine. Non però secondo le modalità previste dai protocolli: troppo vicino, troppo diretto, troppo pericoloso.
È questa la ricostruzione su cui si fonda la richiesta della Procura di Torino, che ha sollecitato al giudice per le indagini preliminari l’applicazione degli arresti domiciliari nei confronti di un agente del reparto mobile, indagato per lesioni aggravate. L’accusa è netta: il poliziotto avrebbe sparato il candelotto ad altezza d’uomo, violando le regole che impongono l’utilizzo di questi strumenti con traiettoria a parabola, per evitare impatti diretti.
L’indagato è comparso nelle scorse ore davanti al gip per l’interrogatorio preventivo, passaggio reso obbligatorio dalla riforma Nordio prima dell’eventuale emissione di misure cautelari. La decisione è attesa nei prossimi giorni.
I fatti risalgono al pomeriggio del derby Torino-Juventus dello scorso maggio, quando la tensione tra le tifoserie degenerò ben prima del fischio d’inizio. Basoccu aveva raggiunto l’area dello stadio a bordo di un pullman organizzato dal gruppo Viking. Intorno alle 17.30, il corteo degli ultras juventini, partito da Mirafiori, arrivò nei pressi dell’ala sud dell’impianto, dove il tifo organizzato granata era stato contenuto dalle forze dell’ordine in via Filadelfia.
Ne scaturì un tentativo di contatto violento che gli agenti cercarono di contenere con un massiccio utilizzo di lacrimogeni: oltre 130 i candelotti esplosi, quasi tutti — secondo quanto ricostruito dagli investigatori — nel rispetto delle procedure, con traiettoria cosiddetta “a campanile”. Non quello che ha colpito Basoccu.
Secondo la ricostruzione della Squadra Mobile, il tifoso sarebbe stato centrato direttamente dall’involucro metallico del lacrimogeno, rimasto integro al momento dell’impatto. Un dettaglio tecnico rilevante: il candelotto non avrebbe rilasciato i quattro segmenti in plastica destinati alla dispersione del gas, circostanza compatibile con uno sparo effettuato a distanza ravvicinata e con traiettoria orizzontale.
L’effetto è stato devastante. Il colpo alla testa ha provocato un trauma cranico gravissimo: Basoccu è stato ricoverato in condizioni critiche, sottoposto a coma farmacologico e a un delicato intervento chirurgico alla calotta cranica. Solo il 9 giugno è stato dimesso dall’ospedale Molinette, dopo settimane di ricovero.
A orientare in maniera decisiva le indagini sono stati due video acquisiti dalla Procura, ritenuti compatibili con l’identificazione dell’agente. I filmati fanno parte di un più ampio patrimonio probatorio raccolto dagli investigatori: decine di immagini provenienti dai droni della Digos e dagli impianti di videosorveglianza installati nell’area dello stadio.
Un derby che non ha aspettato il campo per trasformarsi in emergenza, lasciando una scia di violenza e interrogativi sull’uso della forza nella gestione dell’ordine pubblico. Ora spetta al gip stabilire se quel colpo, definito dagli inquirenti “anomalo”, sia il frutto di una responsabilità individuale evitabile o di una dinamica più complessa legata ai momenti concitati degli scontri.
