Un nuovo attacco nel cuore della capitale, un obiettivo simbolico e strategico colpito ancora una volta. A Niamey, in Niger, l’aeroporto internazionale è tornato nel mirino dei gruppi jihadisti, a sei mesi da un precedente assalto su larga scala. Il bilancio provvisorio è pesante: almeno tredici morti, tra cui undici membri delle forze di difesa e sicurezza e due civili, oltre a quattro feriti.
Secondo quanto riferito dal ministero della Difesa, l’azione è scattata nelle prime ore di giovedì mattina, quando un commando di attentatori – alcuni dei quali dotati di cinture esplosive – ha tentato di infiltrarsi all’interno del terminal. Un attacco pianificato per colpire un’infrastruttura nevralgica del Paese e seminare il panico tra la popolazione civile e il traffico internazionale.
La reazione delle forze di sicurezza è stata immediata. “La rapida risposta ha impedito agli aggressori di raggiungere l’edificio del terminal”, ha fatto sapere il dicastero in una nota, sottolineando come l’intervento abbia evitato conseguenze potenzialmente ancora più gravi. Sul terreno sono rimasti uccisi ventidue attentatori, mentre circa una ventina di sospetti sono stati arrestati nell’ambito delle operazioni successive.
Le autorità nigerine parlano di “vile tentativo di incursione” e assicurano che la situazione è ormai sotto controllo. È in corso, tuttavia, una vasta operazione militare per bonificare l’area e individuare eventuali complici. L’aeroporto, fanno sapere da Niamey, resta aperto e “completamente sicuro”, anche se la realtà operativa appare più complessa: diversi voli risultano infatti ritardati o dirottati, segno di un sistema ancora sotto stress.
L’attacco si inserisce in un contesto di crescente instabilità. Il Niger è guidato da quasi tre anni da una giunta militare che fatica a contenere l’espansione dei gruppi jihadisti attivi nella regione del Sahel. Nonostante il rafforzamento della cooperazione militare con partner esterni, inclusi contingenti russi, la minaccia resta elevata e sempre più capace di colpire obiettivi sensibili.
Già alla fine di gennaio, lo stesso aeroporto di Niamey e la base militare adiacente erano stati teatro di un assalto durato ore, respinto solo grazie a un massiccio intervento dell’esercito e dei suoi alleati. L’episodio di oggi conferma una dinamica preoccupante: i gruppi armati puntano sempre più su azioni spettacolari e ad alto impatto mediatico, mirando a infrastrutture chiave per destabilizzare il Paese e minarne la tenuta istituzionale.
Nel fragile equilibrio del Sahel, la sicurezza resta un fronte aperto. E Niamey, ancora una volta, ne è il simbolo più evidente.
