16 Agosto 2026, domenica
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Radicalizzazione online, sedicenne arrestato: propaganda jihadista e suprematista nel telefono

L’indagine partita dal monitoraggio del web: sequestrati manuali per armi ed esplosivi, video di attentati e messaggi di incitamento alla violenza. Gli esperti: “Un inquietante intreccio ideologico”

Un intreccio pericoloso di estremismi, alimentato e amplificato dalla rete. È questo il quadro emerso dall’indagine che ha portato all’arresto di un ragazzo di appena 16 anni, residente nel Bolognese, accusato di detenzione di materiale con finalità di terrorismo.

Il provvedimento è stato eseguito dalla Polizia di Stato, con un’operazione coordinata dalla Direzione centrale della Polizia di prevenzione e condotta dagli uomini della Digos di Verona, in collaborazione con la Digos di Bologna. L’inchiesta affonda le sue radici nell’autunno del 2025, quando gli investigatori, impegnati nel monitoraggio sistematico dei canali online legati agli ambienti suprematisti, si sono imbattuti in un account particolarmente attivo e inquietante.

Dietro un’apparente anonimato digitale, l’utente condivideva materiale estremamente sensibile: manuali operativi per compiere attacchi utilizzando veicoli pesanti, istruzioni per aggirare i sistemi di tracciamento e mantenere l’anonimato sul web, oltre a contenuti di propaganda violenta. Un lavoro investigativo meticoloso ha consentito di risalire all’identità del giovane, facendo emergere un profilo ritenuto ad alto rischio di radicalizzazione.

La Procura per i minorenni di Bologna ha quindi disposto una perquisizione personale e informatica. Nell’abitazione del sedicenne gli agenti hanno sequestrato appunti manoscritti con simboli e iconografie riconducibili all’ideologia suprematista, insieme a documenti tecnici, tra cui istruzioni per realizzare un giubbotto antiproiettile artigianale.

Ma è dall’analisi del telefono cellulare che è emerso il quadro più allarmante. All’interno del dispositivo sono stati trovati numerosi file: documenti di propaganda jihadista e suprematista, manuali per la costruzione di armi rudimentali, guide dettagliate per assemblare pistole artigianali, oltre a indicazioni su sostanze chimiche aggressive e istruzioni per la realizzazione di ordigni esplosivi.

Tra i contenuti acquisiti dagli investigatori figura anche il video integrale dell’attentato di Christchurch del 2019, accompagnato da messaggi nei quali l’autore della strage veniva esplicitamente indicato come un modello da emulare. Un elemento che, secondo gli inquirenti, conferma il livello di esposizione del giovane a narrazioni estremiste e violente.

Le chat analizzate aggiungono ulteriori elementi di preoccupazione: emergono riferimenti alla possibile ricostituzione di organizzazioni clandestine sul territorio nazionale e all’ipotesi di azioni violente contro categorie specifiche, tra cui magistrati e giornalisti considerati “influenti”.

Secondo gli esperti dell’antiterrorismo, il caso evidenzia un fenomeno sempre più diffuso e difficile da intercettare: la contaminazione tra matrici ideologiche diverse, apparentemente inconciliabili. Un modello definito “white jihad”, ovvero una convergenza tra propaganda jihadista e suprematismo bianco, accomunate dalla centralità della violenza come strumento di affermazione politica e identitaria.

Un cortocircuito ideologico che trova nel web il suo terreno più fertile e che, ancora una volta, riaccende l’attenzione sulla vulnerabilità dei più giovani ai processi di radicalizzazione online.

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