3 Ottobre 2026, sabato
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Deepfake a sfondo sessuale, oscurata piattaforma internazionale: coinvolte anche Meloni e Ferragni

L’indagine della Polizia Postale partita da Roma svela un sistema globale di manipolazione digitale e diffusione non consensuale di contenuti intimi generati con l’intelligenza artificiale

Un’operazione di alto profilo investigativo, che segna un punto fermo nella lotta ai crimini digitali più insidiosi e invasivi. La Polizia di Stato ha ottenuto l’oscuramento della piattaforma cFake.com, un sito utilizzato per la diffusione sistematica di immagini e video pornografici realizzati anche attraverso sofisticate tecniche di intelligenza artificiale, in particolare deepfake.

L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma e condotta dal Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, prende le mosse nell’ottobre 2025 dopo una serie di segnalazioni che denunciavano la presenza online di contenuti audiovisivi manipolati raffiguranti donne note del panorama pubblico italiano e internazionale.

Tra le vittime figurano nomi di primo piano della politica, dello spettacolo e dello sport: dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni all’imprenditrice digitale Chiara Ferragni, dalla segretaria del Partito Democratico Elly Schlein alla cantante Laura Pausini, fino alle campionesse Federica Pellegrini e Tania Cagnotto. Volti noti trasformati, senza consenso, in protagoniste di contenuti sessualmente espliciti costruiti artificialmente.

Il sito, strutturato con interfaccia in lingua inglese e accesso regolato da una semplice autocertificazione di maggiore età, operava su scala internazionale. Gli accertamenti tecnici condotti dagli investigatori italiani hanno consentito di localizzare l’infrastruttura di hosting negli Stati Uniti, confermando la dimensione transnazionale del fenomeno.

Già nel novembre 2025 il Tribunale di Roma, su richiesta della Procura, aveva disposto il sequestro preventivo della piattaforma, eseguito mediante oscuramento sul territorio nazionale. Un primo passo decisivo, che ha interrotto la diffusione dei contenuti in Italia.

Fondamentale, tuttavia, si è rivelata la cooperazione internazionale. Nell’ambito delle attività congiunte, l’Homeland Security Investigations statunitense ha avviato interlocuzioni con il Dipartimento di Giustizia per ottenere un provvedimento di sequestro del dominio, ipotizzando violazioni della normativa federale americana.

L’operazione rappresenta un caso emblematico di contrasto all’abuso delle tecnologie di intelligenza artificiale, sempre più utilizzate per creare contenuti falsi ma estremamente realistici, capaci di ledere la dignità e la reputazione delle vittime. Una frontiera nuova del crimine digitale, che impone strumenti investigativi avanzati e una cooperazione internazionale sempre più stretta.

Sul piano giuridico e culturale, la vicenda riaccende il dibattito sulla necessità di norme più incisive contro la diffusione non consensuale di materiale sessualmente esplicito, soprattutto quando generato artificialmente. Perché, se la tecnologia evolve rapidamente, altrettanto deve fare la capacità degli Stati di tutelare i diritti fondamentali nell’ecosistema digitale.

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