3 Ottobre 2026, sabato
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Assolto nella notte: il caso Paganelli resta senza colpevoli

Dopo 16 ore di camera di consiglio la Corte d’Assise di Rimini scagiona Louis Dassilva: “Non ha commesso il fatto”. L’uomo lascia il carcere tra le lacrime: “È la rinascita della giustizia”. Un delitto che, a quasi tre anni, torna avvolto nel mistero

Il verdetto nel cuore della notte, al termine di un’attesa logorante, segna una svolta clamorosa nel caso dell’omicidio di Pierina Paganelli. Louis Dassilva è stato assolto con formula piena – “non ha commesso il fatto” – dalla Corte d’Assise di Rimini, che ne ha disposto l’immediata liberazione. La decisione è arrivata dopo oltre 16 ore di camera di consiglio, in un’aula gremita e sospesa, fino all’annuncio della presidente Fiorella Casadei.

Alla lettura del dispositivo è seguito un boato, poi un applauso. Dassilva, 36 anni, è crollato in lacrime. Di fronte a lui, immobili e in silenzio, i familiari della vittima: i figli Chiara, Giuliano e Giacomo Saponi, insieme alla sorella e ai nipoti. Dietro il banco dell’imputato, la moglie Valeria Bartolucci, che non ha mai smesso di difenderlo: “Ho ritrovato fiducia nella giustizia”, ha dichiarato a caldo. Tra il pubblico anche una trentina di connazionali senegalesi, presenti per sostenerlo.

La liberazione e le parole di Dassilva

Poche ore dopo la sentenza, le porte del carcere dei Casetti si sono aperte. Dassilva è uscito con alcuni borsoni contenenti i suoi effetti personali. Ad attenderlo, un muro di telecamere e fotografi. L’abbraccio con la moglie è stato lungo, liberatorio. “Ha vinto la giustizia”, ha detto tra le lacrime. Poi ha aggiunto: “È la rinascita della giustizia”. Accanto a lui, la moglie ha annunciato una scelta netta: “Non torneremo mai più in via del Ciclamino”.

Un delitto ancora senza volto

Con l’assoluzione, l’omicidio della 78enne Pierina Paganelli resta, almeno per ora, senza colpevoli. Il suo corpo fu trovato la mattina del 4 ottobre 2023 nel garage della palazzina di via del Ciclamino, a Rimini, dalla nuora Manuela Bianchi. In un primo momento si ipotizzò un femminicidio, ma la pista fu presto abbandonata: l’ex marito della vittima, albergatore, si trovava in Germania da mesi.

Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Daniele Paci, si concentrarono allora sull’ambiente condominiale. A pochi metri dalla vittima vivevano Dassilva e la moglie, insieme al figlio della Paganelli, Giuliano Saponi, e alla nuora Manuela, con la figlia adolescente. Attorno a questo nucleo si è sviluppato un intricato reticolo di relazioni, tensioni e sospetti.

Un elemento chiave emerse quando una telecamera di un garage registrò le urla della vittima durante l’aggressione, fissando l’orario della morte alle 22:13. Per la Procura, Dassilva non disponeva di un alibi per quell’ora.

L’indagine tra relazioni segrete e sospetti

Determinante, nell’impianto accusatorio, fu un’intercettazione del 4 ottobre negli uffici della Questura, che rivelò la relazione extraconiugale tra Dassilva e Manuela Bianchi. In quella conversazione, definita dal gip come una “presunta confessione”, l’uomo – incalzato dalla donna – rispose: “Non cambia niente tra di noi”.

Da quel momento, la vicenda si trasformò anche in un caso mediatico. Emersero dettagli sulla relazione clandestina: incontri in garage, messaggi cifrati, fotografie al mare, scritte sui muri. Il clima si fece incandescente, fino allo scontro pubblico tra la moglie di Dassilva e Manuela Bianchi, pochi giorni prima dell’arresto del 16 luglio 2024. Una misura cautelare confermata in più gradi di giudizio, tra Riesame e Cassazione.

Il processo e le crepe dell’accusa

Il dibattimento, iniziato il 15 settembre 2026, è durato nove mesi e ha prodotto un’imponente mole di atti. Tra gli elementi più discussi, le intercettazioni relative a presunti riti voodoo che l’imputato avrebbe richiesto a uno stregone senegalese contro investigatori e magistrati.

Decisive, tuttavia, sono state le perizie tecniche. L’analisi del Dna, condotta dal professor Emiliano Giardina, non ha rilevato tracce riconducibili a Dassilva. E sulla cosiddetta “Cam3” – la telecamera della farmacia di via del Ciclamino – si è consumato uno dei principali contrasti tra accusa e difesa: secondo la Procura, avrebbe ripreso l’assassino dopo il delitto; per il perito del Tribunale, invece, si tratterebbe di un altro condomino.

Un caso riaperto

La sentenza di assoluzione non chiude il caso, ma lo riporta al punto di partenza. Dopo quasi tre anni, il delitto di Pierina Paganelli resta senza un responsabile. Un vuoto che pesa sulla giustizia e su una comunità ancora segnata da una vicenda che, tra indagini, relazioni segrete e tensioni familiari, continua a interrogare.

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