25 Ottobre 2026, domenica
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Energia e geopolitica frenano la ripresa: Italia allo 0,5% nel 2026

Le nuove stime Ocse: pesa lo shock dei prezzi energetici legato al Medio Oriente. Inflazione in risalita e fiducia in calo. Crescita globale più debole, con rischi di recessione nello scenario peggiore.

Un’economia fragile, esposta agli scossoni geopolitici e ancora fortemente dipendente dall’energia importata. È questo il quadro che emerge dalle nuove Prospettive economiche dell’Ocse presentate a Parigi, che ridimensionano le attese di crescita per l’Italia e mettono in guardia sui rischi globali.

Per il 2026 il Pil italiano è atteso fermarsi a un modesto +0,5%, rallentato da un nuovo shock dei prezzi energetici che sta erodendo il potere d’acquisto delle famiglie e comprimendo investimenti ed export. Un rallentamento che arriva proprio mentre si intravedevano i primi segnali di consolidamento della ripresa tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026.

Secondo l’Ocse, l’impennata dei costi dell’energia innescata dalle tensioni in Medio Oriente ha interrotto questo fragile percorso, incidendo direttamente sulla fiducia di consumatori e imprese. L’effetto più immediato è stato il ritorno delle pressioni inflazionistiche: ad aprile 2026 il tasso ha raggiunto il 2,8%, annullando di fatto i recenti progressi sul fronte dei salari reali.

Nonostante ciò, alcuni segnali positivi non mancano. Nel primo trimestre del 2026 il Pil è cresciuto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, sostenuto dagli investimenti e da alcuni comparti chiave come il farmaceutico, oltre che dalle transizioni energetiche e digitali. Anche il Piano nazionale di ripresa e resilienza continua a esercitare un effetto espansivo, in particolare nel settore delle costruzioni, grazie allo sblocco di risorse e agli incentivi fiscali per l’edilizia residenziale.

Un contributo temporaneo alla crescita è arrivato anche dai Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina, che hanno dato impulso ai servizi e alle esportazioni. Tuttavia, questi fattori non bastano a compensare le criticità strutturali.

L’Italia resta infatti particolarmente vulnerabile alle dinamiche energetiche globali. Il Paese dipende in misura significativa da petrolio raffinato e gas naturale – rispettivamente circa un quarto e l’11% dell’offerta totale – con flussi che transitano in larga parte attraverso lo strategico Stretto di Hormuz. Una condizione che espone direttamente l’economia nazionale agli sviluppi del conflitto in Medio Oriente.

Sul fronte del commercio estero, dopo una flessione registrata alla fine del 2025 – soprattutto verso Eurozona e Stati Uniti – le esportazioni hanno mostrato una timida ripresa all’inizio del 2026, senza però recuperare pienamente slancio.

Le prospettive per il 2027 indicano un lieve miglioramento: con un possibile allentamento delle tensioni energetiche e una riduzione delle incertezze, la crescita potrebbe risalire allo 0,6%. Ma il quadro resta fortemente condizionato dall’evoluzione dello scenario internazionale.

A livello globale, l’Ocse prevede un rallentamento della crescita economica: dal 3,4% del 2025 al 2,8% nel 2026, prima di una parziale risalita al 3,1% nel 2027. Si tratta però di stime basate su uno scenario relativamente ottimistico, caratterizzato da “turbative limitate nel tempo”.

L’organizzazione internazionale affianca a questo un secondo scenario, ben più critico: in caso di conflitto prolungato in Medio Oriente e assenza di un accordo di pace per gran parte del 2026, la crescita globale potrebbe crollare al 2,1% nel 2026 e addirittura all’1,8% nel 2027. Uno scenario che rischierebbe di spingere diverse economie verso la recessione, con un conseguente aumento della disoccupazione.

In questo contesto, l’Italia si conferma uno dei Paesi più esposti agli shock esterni, chiamato a rafforzare la propria resilienza energetica e produttiva per evitare che le crisi internazionali continuino a tradursi in frenate della crescita interna.

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