La crisi tra Stati Uniti e Iran torna a infiammare il Golfo Persico e lo scenario mediorientale si avvicina pericolosamente a una nuova soglia di instabilità. Nelle ultime ore, un raid americano ha colpito obiettivi nel sud dell’Iran, nei pressi della strategica città portuale di Bandar Abbas, snodo cruciale per il controllo dello Stretto di Hormuz, arteria vitale per il traffico energetico mondiale.
Secondo fonti statunitensi, l’operazione avrebbe avuto carattere “puramente difensivo”, in risposta a un attacco attribuito ai pasdaran: quattro droni sarebbero stati lanciati contro una nave commerciale americana in transito nella regione. A riportarlo è Axios, secondo cui l’azione militare Usa potrebbe aver incluso anche un obiettivo di alto profilo: il brigadier generale Ali Azmaei, nuovo comandante della marina delle Guardie della Rivoluzione.
La reazione iraniana non si è fatta attendere. Teheran ha annunciato di aver colpito una base militare americana, senza tuttavia specificarne l’ubicazione. L’agenzia Tasnim, vicina ai pasdaran, riferisce di un attacco avvenuto intorno alle cinque del mattino (ora locale), accompagnato da un messaggio inequivocabile: “Qualunque ulteriore aggressione riceverà una risposta severa”.
Parallelamente, l’Iran avrebbe intensificato le operazioni offensive nella regione, lanciando missili e droni contro obiettivi nei Paesi del Golfo, in particolare Emirati Arabi Uniti e Kuwait. Episodi di crescente tensione si sono registrati anche nello Stretto di Hormuz, dove alcune petroliere sarebbero state bersagliate da colpi d’arma da fuoco mentre tentavano il passaggio con i radar spenti, probabilmente per evitare il tracciamento in un’area sempre più militarizzata.
Il quadro si complica ulteriormente sul fronte israelo-libanese. Nel nord di Israele, vicino al confine con il Libano, un attacco con droni rivendicato da Hezbollah ha provocato la morte di una soldatessa dell’esercito israeliano e il ferimento di due riservisti. La vittima, il sergente ventenne Rotem Yanai, è stata colpita mentre cercava riparo dopo l’allarme. I due velivoli senza pilota sono esplosi all’interno di un’area militare: uno ha causato la morte della giovane, l’altro ha ferito gravemente un militare e in modo più lieve un secondo.
L’intreccio di episodi – dal Golfo al Levante – delinea uno scenario sempre più frammentato ma interconnesso, in cui azioni locali rischiano di trasformarsi rapidamente in una crisi regionale su vasta scala. Lo Stretto di Hormuz, già in passato epicentro di tensioni internazionali, torna così al centro di una partita geopolitica che coinvolge direttamente sicurezza energetica, equilibri militari e alleanze globali.
La comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione, mentre il rischio di un’escalation incontrollata appare, oggi più che mai, concreto.
