Doveva essere il simbolo più tangibile della solidarietà dopo la tragedia di Crans-Montana. Oggi rischia invece di diventare un caso, tra sospetti, accuse incrociate e una domanda che resta senza risposta: che fine hanno fatto i soldi raccolti?
Il concerto benefico “Aux cœurs de Crans”, andato in scena il 22 aprile alla Salle Métropole di Losanna, aveva tutti gli ingredienti dell’evento destinato a lasciare il segno. Platea esaurita, circa duemila persone presenti, artisti di primo piano saliti sul palco gratuitamente e biglietti venduti a prezzi tutt’altro che simbolici. L’obiettivo era chiaro: sostenere concretamente le famiglie colpite dal rogo che ha sconvolto Crans-Montana.
Tra il pubblico, oltre a cittadini e sostenitori, anche rappresentanti istituzionali come la presidente del Canton Vaud, Christelle Luisier Brodard, e i familiari delle vittime, tra cui Laetitia Brodard-Sitre, madre del giovane Arthur. Sul palco, nomi noti della scena musicale europea: da Riccardo Cocciante ai Gjon’s Tears, fino agli artisti francesi Julie Pietri e Jean-Baptiste Guégan. Tutti accomunati da una scelta precisa: esibirsi senza cachet.
Una macchina organizzativa imponente, dunque, che avrebbe dovuto tradursi in un sostegno economico significativo. Secondo quanto riportato dal quotidiano svizzero Tages Anzeiger, l’incasso della serata avrebbe superato i 150mila franchi svizzeri. Una cifra importante, destinata – nelle intenzioni dichiarate – ad alleggerire il peso delle spese mediche e assistenziali che molte famiglie stanno ancora affrontando.
Eppure, a distanza di settimane, quei fondi sembrano essersi dissolti nel nulla.
Le famiglie coinvolte parlano chiaro: nessun contributo sarebbe arrivato. Nessuna comunicazione ufficiale, nessuna indicazione sui tempi. Solo silenzio. Da qui l’esplosione del caso, rilanciato anche in Italia, con il sospetto di una gestione poco trasparente delle donazioni.
Al centro della vicenda c’è l’associazione indicata come destinataria dei proventi del concerto. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, l’organismo non risulterebbe registrato ufficialmente e non disporrebbe di contatti pubblici verificabili. Un elemento che alimenta ulteriormente i dubbi sul percorso seguito dal denaro.
Nelle ultime ore è arrivata una presa di posizione proprio da parte dell’associazione, che ha confermato di aver ricevuto un bonifico lo scorso 6 maggio. Nel comunicato si ringraziano organizzatori e artisti, ma mancano dettagli fondamentali: nessuna cifra indicata, nessuna spiegazione sulle modalità e sulle tempistiche di distribuzione dei fondi ai beneficiari finali.
Una versione che non basta a dissipare le perplessità.
Dall’altra parte, gli organizzatori respingono con decisione ogni accusa. Contattati, assicurano che i trasferimenti sono stati effettuati regolarmente e contestano in modo netto anche le cifre circolate. «Le numerose affermazioni diffuse oggi sono false», spiegano, definendo “totalmente inventata” la stima dei 150mila franchi. «Avremmo voluto raccogliere una somma simile, ma siamo ben lontani da quell’importo».
Due narrazioni inconciliabili: da un lato famiglie che attendono aiuti mai ricevuti, dall’altro chi rivendica correttezza e puntualità nelle operazioni. Nel mezzo, un flusso di denaro di cui non è ancora chiaro né l’ammontare reale né il destino finale.
Così, quello che doveva essere un gesto corale di solidarietà si trasforma in un enigma. E mentre il tempo passa, resta sospesa la questione più importante: quando – e soprattutto se – quei fondi arriveranno davvero a chi ne ha bisogno.
