15 Agosto 2026, sabato
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Xi e Putin saldano l’asse: “Il mondo scivola verso la legge della giungla”

Vertice a Pechino tra i due leader: energia, sicurezza globale e sfida all’unilateralismo al centro dell’intesa. Bruxelles intanto studia un canale diretto con il Cremlino.

Pechino rinsalda l’asse con Mosca in uno dei passaggi più delicati degli equilibri globali. Il presidente russo Vladimir Putin è arrivato nella capitale cinese per una nuova missione diplomatica ad alto valore strategico, accolto all’aeroporto dal capo della diplomazia Wang Yi. Si tratta della venticinquesima visita ufficiale del leader del Cremlino in Cina, un dato che fotografa da solo la profondità di una relazione ormai strutturale.

Al centro del faccia a faccia con il presidente Xi Jinping, durato oltre tre ore nella Grande Sala del Popolo, non solo la cooperazione bilaterale ma il ridisegno degli equilibri internazionali, mentre il contesto globale resta segnato da tensioni diffuse, dal Medio Oriente all’Europa orientale.

Putin ha insistito su un punto chiave: la Russia come pilastro energetico affidabile in una fase di instabilità. In piena crisi mediorientale, ha sottolineato, Mosca continua a garantire forniture costanti, mentre Pechino si conferma “consumatore responsabile”. Una narrazione che mira a consolidare il legame economico tra i due Paesi e, al tempo stesso, a presentare un’alternativa ai circuiti energetici occidentali.

Xi, dal canto suo, ha rivendicato la solidità di una relazione costruita anche “nei momenti più difficili”, evocando una fedeltà reciproca che ha consentito ai due giganti di raggiungere un livello di cooperazione senza precedenti. Un messaggio politico chiaro: l’intesa sino-russa non è contingente, ma strategica e di lungo periodo.

Non è un caso che al termine del vertice sia stata firmata una nuova dichiarazione congiunta per rafforzare ulteriormente il partenariato globale e l’interazione strategica tra Mosca e Pechino. Il documento punta ad approfondire la cooperazione su più livelli — politico, economico e diplomatico — e a consolidare i rapporti di buon vicinato, amicizia e collaborazione.

Ma è sul terreno geopolitico che il vertice ha assunto il tono più netto. Xi Jinping ha lanciato un monito esplicito: l’ordine internazionale è oggi “pericolosamente vicino” a una regressione verso dinamiche di potere brutali, una “legge della giungla” alimentata — secondo Pechino — da unilateralismo ed egemonia. Una lettura che riflette la crescente contrapposizione tra il blocco occidentale e l’asse sino-russo.

Da qui l’appello congiunto a rafforzare il ruolo delle Nazioni Unite e a difendere principi come equità e giustizia internazionale, insieme alla critica a ogni tentativo di “riscrivere la storia” o imporre logiche di dominio.

Putin ha quindi invitato Xi a Mosca nel 2026, suggellando una continuità diplomatica che si inserisce in una sequenza ormai serrata di incontri bilaterali. L’ultima visita del leader cinese in Russia risale infatti al maggio 2025.

Nel frattempo, sul fronte europeo, si apre una possibile novità: l’Unione Europea starebbe valutando la nomina di un inviato speciale con il compito di mantenere un canale diretto con il Cremlino. Un segnale che, pur tra tensioni e sanzioni, indica la necessità di non interrompere del tutto il dialogo con Mosca.

In un mondo sempre più frammentato, il vertice di Pechino non è stato soltanto un incontro bilaterale, ma la rappresentazione plastica di un ordine internazionale in trasformazione, dove le alleanze si irrigidiscono e le grandi potenze tornano a giocare una partita apertamente competitiva. Con il rischio, evocato da Xi, che le regole condivise cedano il passo alla forza.

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