Roma si è fatta, ancora una volta, crocevia di spiritualità e diplomazia internazionale. Nella cornice solenne della Basilica di Santa Maria Maggiore, sabato 9 maggio 2026, si è celebrata la Messa per la Pace ad Haiti, un momento denso di significato che ha unito preghiera, riflessione e impegno concreto per uno dei Paesi più martoriati del pianeta.
A officiare la celebrazione, alla presenza di rappresentanti istituzionali e diplomatici, è stato un contesto di alto profilo che ha visto tra i protagonisti il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, l’Ambasciatore della Repubblica di Haiti presso la Santa Sede e in Italia, S.E. Thomas Gandy, e il Primo Ministro haitiano, S.E. Alix Didier Fils-Aimé. Presente anche una delegazione accademica, con Maria Gizoska in rappresentanza dell’Università Auge.
La liturgia si è trasformata in un momento corale di invocazione per la pace, mentre sullo sfondo resta drammatica la realtà haitiana: un Paese piegato da anni di instabilità politica, violenze diffuse e una crisi umanitaria che continua a crescere nell’indifferenza internazionale. In questo contesto, la celebrazione romana ha assunto il valore di un segnale forte, quasi un ponte simbolico tra il cuore dell’Europa e i Caraibi.
Al termine della messa, un momento conviviale ha preceduto l’intervento del Primo Ministro Fils-Aimé, pronunciato in lingua francese. Il suo discorso è risuonato come un appello accorato, un vero e proprio “grido di dolore” non solo per Haiti, ma per un mondo che sembra aver smarrito il senso della solidarietà. Parole che hanno intrecciato denuncia e speranza, richiamando la comunità internazionale a una responsabilità condivisa: costruire condizioni reali di pace, sicurezza e sviluppo.
Accanto alla dimensione spirituale e politica, si rafforza anche quella accademica e istituzionale. Proprio pochi giorni prima, il 5 maggio, a Roma, è stato siglato un protocollo d’intesa tra l’Ambasciata di Haiti e l’Università Auge. Un accordo che non è solo formale, ma rappresenta un investimento strategico sul futuro: istruzione, formazione e opportunità come strumenti concreti di riscatto.





Da anni, infatti, l’Università Auge intrattiene con Haiti un rapporto profondo, costruito su relazioni umane oltre che istituzionali. Il nuovo protocollo consolida questo legame, delineando un percorso condiviso di crescita culturale, accademica e professionale. Un ponte tra Europa e Caraibi che guarda lontano, nella convinzione che la conoscenza sia una delle chiavi più efficaci per spezzare il ciclo della povertà e della violenza.
La giornata romana si chiude così con un duplice messaggio: da un lato la forza universale della preghiera, dall’altro la necessità di azioni concrete. Perché, come è emerso con chiarezza tra le navate della Basilica, la pace non è solo un’invocazione, ma una responsabilità collettiva. E Haiti, oggi più che mai, chiede di non essere lasciata sola.
