Torna al centro del dibattito economico e politico italiano il tema della patrimoniale. A riaccendere la discussione è la proposta di legge di iniziativa popolare promossa dal comitato “1%equo”, sostenuto da Rifondazione Comunista insieme a economisti, accademici e ricercatori. Il testo è stato ufficialmente depositato presso la Corte di Cassazione e apre ora la fase decisiva della raccolta firme: dal 15 maggio al 15 novembre serviranno almeno 50mila sottoscrizioni per portare il provvedimento all’esame del Parlamento.
Un’imposta progressiva sulle grandi ricchezze
Il cuore della proposta è l’introduzione di un’imposta patrimoniale annuale e progressiva sui grandi patrimoni, con una soglia di accesso fissata a 2 milioni di euro. L’imposta si applicherebbe esclusivamente sulla quota eccedente tale cifra, secondo un sistema di aliquote crescenti pensato per colpire in misura maggiore le ricchezze più elevate.
Nel dettaglio, lo schema delineato prevede:
- l’1% per patrimoni tra 2 e 5 milioni di euro;
- l’1,7% per la fascia compresa tra 5 e 8 milioni;
- il 2,1% per ricchezze tra 8 e 20 milioni;
- fino al 3,5% per la quota superiore ai 20 milioni di euro.
Un’impostazione chiaramente ispirata al principio di progressività fiscale, con l’obiettivo dichiarato di redistribuire la ricchezza e ridurre le disuguaglianze.
Intervento anche sulla tassa di successione
Accanto alla patrimoniale, il testo propone un intervento parallelo sull’imposta di successione. L’idea è quella di riallineare le aliquote italiane alla media europea, oggi generalmente più elevate rispetto a quelle in vigore nel nostro Paese. Secondo i promotori, questo intervento potrebbe generare un ulteriore gettito significativo senza incidere sui patrimoni medio-bassi.
Gettito potenziale e platea coinvolta
Le stime avanzate dal comitato indicano un possibile gettito annuo compreso tra i 26 e i 60 miliardi di euro derivante dalla patrimoniale. A questi si aggiungerebbero fino a 8 miliardi legati alla revisione della tassa di successione.
La platea interessata sarebbe relativamente ristretta: fino a circa 500mila contribuenti, una quota minoritaria della popolazione ma titolare di una fetta rilevante della ricchezza nazionale. Le risorse raccolte, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbero essere destinate a più fronti: dalla riduzione della pressione fiscale sull’Irpef al rafforzamento di sanità e istruzione pubblica.
La sfida delle firme e il confronto pubblico
Il passaggio cruciale resta ora la raccolta delle firme. Il comitato “1%equo” punta non solo a raggiungere il minimo richiesto, ma a superarlo ampiamente per dare maggiore forza politica all’iniziativa. Le sottoscrizioni potranno avvenire sia tramite piattaforme digitali sia attraverso banchetti organizzati su tutto il territorio nazionale.
L’obiettivo, spiegano i promotori, va oltre il semplice iter legislativo: aprire un confronto pubblico ampio sul tema delle disuguaglianze economiche e sulla redistribuzione della ricchezza in Italia. Un terreno destinato, ancora una volta, a dividere politica ed opinione pubblica.
