22 Settembre 2026, martedì
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Delitto di Garlasco, la svolta della Procura: “Fu Sempio, agì con odio e crudeltà”

Chiuse le indagini a Pavia: ricostruita una dinamica feroce e contestate aggravanti pesanti. Gli atti trasmessi a Milano per valutare la revisione della condanna di Alberto Stasi. La difesa contrattacca sui video: “Incompatibili con i cellulari del 2007”

A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso Garlasco conosce una nuova, clamorosa accelerazione giudiziaria. La Procura di Pavia ha chiuso le indagini preliminari nei confronti di Andrea Sempio, oggi 38enne, indicando in lui il presunto autore del delitto avvenuto il 13 agosto 2007. Un atto che non solo ridefinisce il perimetro accusatorio, ma riapre indirettamente anche il capitolo della condanna definitiva di Alberto Stasi.

Secondo i magistrati pavesi, Sempio — all’epoca diciannovenne e amico stretto del fratello della vittima — avrebbe ucciso Chiara Poggi al culmine di un movente personale, maturato in un contesto di rifiuto e trasformato, nella ricostruzione accusatoria, in un sentimento di rancore e odio. Le aggravanti contestate sono tra le più gravi: crudeltà e motivi abietti.

La notifica di conclusione delle indagini è stata formalizzata dal procuratore capo Fabio Napoleone, che in una nota ha annunciato anche l’invio degli atti alla Procura generale di Milano. Il documento chiave è quello illustrato durante l’interrogatorio del 6 maggio 2026: un compendio delle nuove risultanze investigative raccolte a partire dalla riapertura del fascicolo tra il 2016 e il 2017, e ora ritenute idonee a sostenere un’eventuale richiesta di revisione del processo a carico di Stasi.

La dinamica dell’omicidio: una violenza reiterata

Nella ricostruzione degli inquirenti emerge una sequenza di violenza brutale e progressiva. L’aggressione si sarebbe consumata all’interno dell’abitazione della vittima, iniziando con una colluttazione e proseguendo con una serie di colpi inferti con un oggetto contundente — verosimilmente un martello.

I primi fendenti avrebbero colpito Chiara Poggi alla fronte e agli zigomi, facendola cadere a terra. Da lì, secondo l’accusa, il corpo sarebbe stato trascinato verso la porta della cantina, dove sarebbero stati inflitti ulteriori colpi alla testa. La fase finale dell’aggressione si sarebbe consumata lungo le scale: la vittima, ormai priva di sensi, sarebbe stata spinta e fatta scivolare verso il basso, per poi essere colpita ancora, almeno quattro o cinque volte, nella regione parieto-occipitale sinistra.

Un accanimento che, secondo la Procura, si traduce in almeno dodici lesioni tra cranio e volto, determinanti per il decesso a causa delle gravissime lesioni cranio-encefaliche. Elementi che fondano l’accusa di crudeltà, aggravata dall’efferatezza dell’azione e dalla reiterazione dei colpi anche su una vittima ormai inerme.

Il movente: rifiuto e risentimento

Sul piano del movente, l’impianto accusatorio individua una matrice personale e passionale. Sempio avrebbe agito — è la tesi dei pm — in seguito al rifiuto di un approccio nei confronti della giovane, trasformando la frustrazione in un impulso violento. Da qui la contestazione dei “motivi abietti”, legati a un presunto sentimento di odio maturato nei confronti della vittima.

I prossimi passaggi: difesa e possibili sviluppi

Con la chiusura delle indagini, si apre ora la fase decisiva. L’indagato ha venti giorni di tempo per esaminare gli atti, presentare memorie difensive, chiedere di essere interrogato o sollecitare ulteriori accertamenti. Al termine di questo passaggio, la Procura dovrà scegliere se chiedere l’archiviazione o il rinvio a giudizio.

Parallelamente, l’attenzione si sposta anche su Milano, dove la Procura generale valuterà se le nuove evidenze possano incidere sulla posizione di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione nel 2015.

Il nodo dei video: la strategia della difesa

Sul fronte difensivo, il collegio degli avvocati di Sempio — Liborio Cataliotti e Angela Taccia — lavora a una linea alternativa che punta a smontare uno degli elementi ritenuti indiziari: la presunta visione, da parte dell’indagato, di alcuni video intimi tra Chiara Poggi e Stasi.

Si tratta di tre file in formato MPEG, rinvenuti anni fa nei computer della vittima e dell’ex fidanzato, archiviati in una cartella compressa e protetta. Filmati di dimensioni rilevanti — fino a centinaia di megabyte — che, secondo la difesa, sarebbero stati tecnicamente incompatibili con i telefoni cellulari del 2007.

All’epoca, infatti, i dispositivi mobili supportavano formati molto più leggeri, come il 3GP, pensati per schermi ridotti e connessioni lente. La riproduzione di file MPEG avrebbe richiesto conversioni preventive e trasferimenti complessi, difficilmente compatibili con le capacità hardware dei telefoni di quegli anni.

Una circostanza che, se confermata, potrebbe indebolire la ricostruzione secondo cui Sempio avrebbe avuto accesso diretto a quei contenuti tramite cellulare, elemento che la difesa considera cruciale per mettere in discussione la coerenza dell’impianto accusatorio.

Il caso Garlasco torna così al centro della scena giudiziaria italiana, sospeso tra nuove accuse, vecchie certezze e un possibile ribaltamento di uno dei verdetti più discussi degli ultimi decenni. Un intreccio complesso, dove la verità processuale appare ancora, a distanza di anni, tutt’altro che definitiva.

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