9 Agosto 2026, domenica
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Sicurezza, scontro totale alla Camera: governo verso la fiducia, opposizioni sulle barricate

Tensione a Montecitorio sul decreto: Meloni difende il provvedimento, Piantedosi apre a correzioni sui rimpatri. Proteste in Aula, occupati i banchi del governo

Roma — Il decreto Sicurezza accende lo scontro politico e parlamentare, trasformando l’Aula della Camera in un campo di tensione permanente. Tra accuse incrociate, proteste plateali e un clima sempre più incandescente, la discussione generale si è chiusa in anticipo, segno evidente di una frattura profonda tra maggioranza e opposizioni.

La seduta è stata sospesa dopo che i gruppi di minoranza hanno occupato i banchi del governo, denunciando una gestione ritenuta forzata e poco rispettosa delle prerogative parlamentari. I lavori riprenderanno solo dopo la riunione della conferenza dei capigruppo, mentre già si profila il passaggio decisivo: nel pomeriggio l’esecutivo dovrebbe porre la questione di fiducia, blindando di fatto il testo.

Al centro del dibattito resta un provvedimento che continua a dividere, non solo sul piano politico ma anche istituzionale. Le perplessità emerse dal Quirinale — dopo l’interlocuzione tra il presidente della Repubblica e il sottosegretario Alfredo Mantovano — non hanno prodotto, almeno per ora, modifiche immediate. In particolare, resta controversa la norma che prevede un compenso di 615 euro per gli avvocati coinvolti nelle pratiche di rimpatrio volontario dei migranti.

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, respinge però ogni accusa: il decreto, assicura, “non è un pasticcio”. Eventuali interventi correttivi, precisa, saranno affrontati con un provvedimento ad hoc, senza incidere sull’impianto attuale del testo.

Più cauto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che riconosce la necessità di un aggiustamento mirato. Il governo, spiega, ha “preso atto di alcune sensibilità” emerse su un punto specifico e si prepara a intervenire sulla disciplina dei rimpatri volontari assistiti, uno dei nodi più contestati.

Sul fronte delle opposizioni, la protesta assume toni durissimi. La deputata del Movimento 5 Stelle Carmela Auriemma parla apertamente di “obbrobrio istituzionale”, contestando in particolare la norma sugli incentivi agli avvocati. “Il legale non è depositario della verità — attacca — ma della lealtà verso il proprio assistito”, sottolineando il rischio di una distorsione del ruolo difensivo.

Non meno severa la critica della Partito Democratico Laura Boldrini, che chiama in causa direttamente la presidenza della Camera: “Come si può consentire che l’attività parlamentare venga vilipesa in questo modo?”, domanda, denunciando una compressione del dibattito e delle procedure.

Il decreto Sicurezza si conferma così uno dei dossier più divisivi della legislatura, capace di mettere sotto pressione tanto gli equilibri politici quanto quelli istituzionali. Con la fiducia ormai alle porte, il confronto rischia di spostarsi definitivamente fuori dall’Aula, lasciando irrisolti i nodi più controversi di un provvedimento destinato a far discutere ancora a lungo.

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