2 Ottobre 2026, venerdì
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Bollette e realtà: l’opposizione accusa il Governo, “i più fragili pagano il prezzo più alto”

Dall’impennata del gas per i vulnerabili alle politiche energetiche contestate: l’attacco del M5s mette in discussione strategia e priorità dell’esecutivo

C’è un’Italia raccontata nei palazzi del potere e un’altra che fa i conti, ogni giorno, con bollette sempre più pesanti. È su questa distanza che si innesta la critica frontale della deputata del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino, che accusa il Governo guidato da Giorgia Meloni di aver smarrito il contatto con la realtà sociale ed economica del Paese.

Secondo Appendino, la presidente del Consiglio “deve essersi convinta che l’Italia sia una sorta di Eden”, un’immagine che contrasta con i dati diffusi da ARERA: nel solo mese di marzo, le bollette del gas per i cittadini considerati vulnerabili sono aumentate del 20%. Un incremento che diventa, nella lettura dell’opposizione, il simbolo di un fallimento politico più ampio.

Nel mirino finisce il decreto Bollette approvato alla Camera, definito “deprimente” e, soprattutto, inefficace. Per l’esponente pentastellata, il provvedimento non solo non avrebbe inciso sui costi reali sostenuti dalle famiglie, ma avrebbe confermato una tendenza ormai consolidata: quella di scaricare il peso delle crisi economiche sui segmenti più deboli della popolazione.

La critica si allarga così all’intera azione di governo dall’autunno del 2022. Appendino parla di un “leit motiv” fatto di occasioni mancate e scelte contestate: dallo stop al salario minimo alla revisione di strumenti come Opzione donna, fino alla gestione del caro-carburanti e all’aumento generalizzato dei prezzi nel carrello della spesa. Un insieme di fattori che, nella ricostruzione dell’opposizione, avrebbe progressivamente eroso il potere d’acquisto delle famiglie italiane.

Ma è sul terreno dell’energia che, secondo il Movimento 5 Stelle, si consuma la criticità più evidente. La denuncia è netta: in tre anni e mezzo non sarebbero state adottate misure strutturali capaci di contenere davvero i costi. Nessun disaccoppiamento tra i prezzi di luce e gas, nessun tetto massimo alle tariffe, nessuna revisione significativa degli oneri di sistema. Solo interventi giudicati marginali, a fronte di un contesto internazionale ancora instabile.

A ciò si aggiunge una scelta strategica che viene duramente contestata: il rafforzamento della dipendenza dal gas naturale liquefatto, in particolare quello proveniente dagli Stati Uniti. Una direzione che, secondo Appendino, vincolerebbe ulteriormente il Paese senza offrire garanzie di stabilità sui prezzi.

Il quadro delineato è quello di una crisi energetica tutt’altro che risolta. “La morsa del caro-energia è solo all’inizio”, avverte la deputata, sostenendo che l’esecutivo non abbia ancora individuato una linea chiara per affrontarla.

Al di là dei toni politici, resta il nodo centrale: come conciliare sostenibilità dei conti pubblici, sicurezza energetica e tutela delle fasce più fragili. Una sfida che continua a dividere maggioranza e opposizione, mentre famiglie e imprese attendono risposte concrete.

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