3 Ottobre 2026, sabato
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Bollette, imprese e calcio: l’affondo di Appendino contro il governo

Dall’energia alla Transizione 5.0 fino alla crisi del sistema calcistico: l’ex sindaca di Torino attacca l’esecutivo su più fronti e chiede le dimissioni del ministro Urso

Un attacco frontale, senza concessioni, che attraversa tre dossier chiave – caro energia, politiche industriali e sistema sportivo – e si traduce in una requisitoria politica durissima contro il governo. In Aula e fuori, la deputata del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino alza il livello dello scontro e mette nel mirino scelte economiche e strategiche dell’esecutivo.

“Fiducia tradita, italiani lasciati soli”

Nel dibattito sul decreto bollette, l’ex sindaca di Torino respinge con nettezza la richiesta di fiducia avanzata dal governo, trasformando l’intervento in un atto d’accusa. Il provvedimento, sostiene, arriva fuori tempo massimo e con risorse insufficienti rispetto all’impatto reale del caro energia su famiglie e imprese.

Appendino parla di “tradimento seriale” del patto con i cittadini e contesta la sproporzione tra gli stanziamenti: da una parte i 5 miliardi destinati al sostegno contro il caro bollette, dall’altra una spesa per la difesa che, secondo i dati citati, raggiunge i 45 miliardi nel 2025.

Il punto politico, nella lettura pentastellata, è chiaro: non si tratterebbe di limiti tecnici, ma di una precisa scelta di priorità. Una linea che, accusa la deputata, finisce per scaricare oltre 10 miliardi di costi aggiuntivi su famiglie e imprese, trasformando di fatto le bollette in “una tassa occulta”.

Transizione 5.0, “un agguato alle imprese”

Ancora più duro il giudizio sulla riforma degli incentivi industriali. Secondo Appendino, il passaggio da Transizione 4.0 a Transizione 5.0 avrebbe prodotto incertezza e sfiducia nel tessuto produttivo.

Il nodo centrale è il taglio retroattivo dei crediti d’imposta, che – denuncia – avrebbe colpito migliaia di aziende già impegnate in investimenti, mettendole in difficoltà finanziaria. Una mossa definita senza mezzi termini “un agguato di Stato”, con effetti potenzialmente devastanti su oltre settemila imprese.

Nel mirino finisce direttamente il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, accusato di inadeguatezza e chiamato alle dimissioni. L’annuncio di un tavolo di confronto convocato per il primo aprile viene liquidato con sarcasmo: “Speriamo sia solo un pesce d’aprile”, incalza Appendino, mettendo in dubbio la reale disponibilità dei fondi promessi.

L’affondo personale: “Si dimetta”

Lo scontro si fa ancora più diretto durante il question time, dove la deputata pentastellata attacca frontalmente il ministro, elencando una serie di criticità: dalla gestione dell’inflazione al dossier energia, fino alle crisi industriali irrisolte.

Il giudizio è netto: il problema non sarebbe stato risolto dal governo, ma generato dalle sue stesse scelte. Da qui l’accusa più pesante, quella di aver “illuso e tradito” migliaia di imprese. La richiesta conclusiva è esplicita: Urso deve lasciare l’incarico.

Calcio, un sistema “da rifondare”

Ma l’intervento di Appendino non si limita all’economia. In un lungo post sui social, la deputata allarga il campo al calcio italiano, denunciando un sistema in crisi strutturale.

I numeri citati raccontano di un movimento che fatica a valorizzare i giovani: appena il 2% del minutaggio in Serie A è riservato agli under 21, contro percentuali ben più alte in altri contesti europei. Il paragone con il FC Barcelona, che supera il 20%, diventa emblematico del divario.

A questo si aggiunge il dato sui fallimenti: oltre 180 club scomparsi in vent’anni, tra cui realtà storiche come il Brescia Calcio e la SPAL. Un sistema, secondo Appendino, che trasforma la corsa alla promozione in una “roulette russa” finanziaria.

Il modello tennis e la lezione di Sinner

Nel delineare una possibile via d’uscita, la deputata guarda al tennis italiano, portato come esempio virtuoso di programmazione e investimenti. Il riferimento è al successo recente del movimento, incarnato da Jannik Sinner e dai risultati delle nazionali.

Una crescita che, sottolinea, non è casuale ma frutto di visione strategica e scelte coraggiose, elementi che – a suo avviso – mancano oggi al calcio.

Le proposte: giovani, sostenibilità e governance

Appendino mette sul tavolo una serie di proposte: quote obbligatorie per i giovani italiani, rafforzamento delle seconde squadre, riduzione dei campionati a 18 squadre, introduzione di un fondo mutualistico sui diritti TV e tetti salariali legati ai ricavi.

Lo sguardo è rivolto anche a UEFA Euro 2032, considerato un’occasione irripetibile per modernizzare infrastrutture e governance.

Un attacco politico a tutto campo

Dall’energia all’industria, fino allo sport, l’intervento di Chiara Appendino si configura come una critica sistemica all’azione del governo. Non solo singole misure contestate, ma una visione complessiva ritenuta inadeguata ad affrontare le sfide economiche e sociali del Paese.

Uno scontro destinato a proseguire, dentro e fuori l’Aula, mentre sullo sfondo restano aperti i nodi strutturali: il costo dell’energia, la competitività delle imprese e la tenuta dei sistemi – economico e sportivo – che definiscono il presente e il futuro dell’Italia.

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