28 Luglio 2026, martedì
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Gerusalemme, stop al Patriarca: Pizzaballa fermato prima della Messa al Santo Sepolcro

Il cardinale bloccato dalla polizia israeliana mentre si recava in forma privata alla celebrazione della Domenica delle Palme. Dura denuncia del Patriarcato latino: “Violazione senza precedenti”. Reazioni indignate dal governo italiano

Un episodio destinato a lasciare un segno profondo nei delicati equilibri religiosi e politici di Gerusalemme scuote l’inizio della Settimana Santa. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, massima autorità cattolica in Terra Santa, è stato fermato dalla polizia israeliana mentre si dirigeva, in forma privata, verso la Basilica del Santo Sepolcro per celebrare la Messa della Domenica delle Palme.

Con lui anche padre Francesco Ielpo, custode dei Luoghi Santi. Entrambi, secondo quanto riferito dal Patriarcato latino, sarebbero stati bloccati lungo il percorso e costretti a tornare indietro, senza che vi fosse alcuna processione o manifestazione pubblica in atto.

“Un precedente senza eguali”

La denuncia del Patriarcato è netta e dai toni inusualmente duri. L’episodio viene definito come “la prima volta da secoli” in cui ai rappresentanti della Chiesa cattolica viene impedito di celebrare uno dei riti più significativi dell’anno liturgico in uno dei luoghi simbolo della cristianità.

Secondo la ricostruzione ufficiale, il cardinale e il custode si muovevano “in forma privata e senza alcuna caratteristica di processione o atto cerimoniale”. Nonostante ciò, l’intervento delle forze di sicurezza ha impedito loro di raggiungere la basilica.

Un gesto che, per il Patriarcato, rappresenta molto più di un semplice incidente: “un grave precedente” che ignora la sensibilità di milioni di fedeli nel mondo proprio nei giorni in cui lo sguardo della cristianità si concentra su Gerusalemme.

La posizione della Chiesa locale

Nella nota ufficiale si sottolinea come le autorità ecclesiastiche abbiano mantenuto un atteggiamento di responsabilità fin dall’inizio del conflitto in corso. Le celebrazioni pubbliche sono state ridotte o annullate, l’accesso regolato rigidamente e le funzioni trasmesse in streaming per consentire ai fedeli di partecipare a distanza.

Proprio alla luce di questo comportamento prudente, il divieto imposto al Patriarca e al Custode viene giudicato “manifestamente irragionevole e sproporzionato”, oltre che contrario ai principi fondamentali di libertà religiosa e al rispetto dello status quo che regola i Luoghi Santi.

Le reazioni politiche italiane

Immediata la presa di posizione del governo italiano. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso “vicinanza” al cardinale Pizzaballa e ai religiosi coinvolti, definendo quanto accaduto un’offesa non solo ai credenti, ma a chiunque riconosca il valore universale della libertà religiosa.

Il Santo Sepolcro, ha ricordato la premier, è “luogo sacro della cristianità” e in quanto tale deve essere preservato e garantito per lo svolgimento dei riti.

Sulla stessa linea il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha parlato di un fatto “inaccettabile”, annunciando di aver incaricato l’ambasciatore italiano in Israele di esprimere formalmente lo sdegno di Roma alle autorità locali e ribadire l’impegno dell’Italia nella tutela della libertà di culto.

Un caso destinato a pesare

L’episodio si inserisce in un contesto già estremamente fragile, segnato dalle tensioni legate al conflitto e dalle restrizioni alla mobilità nella città vecchia. Tuttavia, il coinvolgimento diretto delle più alte autorità cattoliche locali e il luogo simbolico in cui si è verificato trasformano l’accaduto in un caso di portata internazionale.

Non si tratta soltanto di un incidente operativo, ma di un gesto che rischia di incrinare ulteriormente gli equilibri tra sicurezza, politica e libertà religiosa in una delle città più sensibili del mondo. Proprio nei giorni in cui, per milioni di fedeli, Gerusalemme dovrebbe tornare a essere il cuore spirituale della Pasqua.

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