Il “semestre filtro” per l’accesso a Medicina supera il primo vero banco di prova giudiziario. Il Tar del Lazio ha infatti respinto le richieste cautelari presentate contro il nuovo meccanismo di selezione, sancendo — almeno in questa fase — la tenuta dell’impianto normativo e organizzativo che regola l’ingresso alla facoltà.
Secondo quanto emerge dalle ordinanze pubblicate, i giudici amministrativi non hanno ravvisato profili di illegittimità tali da giustificare la sospensione del sistema. Al contrario, il modello adottato viene ritenuto coerente e non manifestamente irragionevole. In particolare, il Tar sottolinea come sia del tutto legittima la scelta di strutturare una fase di accesso fondata sul superamento, anche con una semplice sufficienza, di specifici esami universitari.
Un passaggio chiave della decisione chiarisce la natura stessa del “semestre filtro”: non un tradizionale test di ammissione, ma un segmento effettivo del percorso accademico. Le prove sostenute dagli studenti, evidenzia il tribunale, hanno valore a tutti gli effetti universitario e incidono direttamente sulla carriera, segnando così una differenza sostanziale rispetto ai quiz selettivi del passato.
Da qui la decisione di non accogliere le richieste di sospensiva, lasciando intatto l’intero iter, comprese le graduatorie già formate. Il sistema, dunque, resta operativo mentre il contenzioso prosegue nel merito.
Respinte anche le principali censure avanzate dai ricorrenti. Le doglianze relative a presunti “disagi sociali” e alla compressione del diritto allo studio non hanno convinto i giudici, che hanno invece richiamato l’esistenza di strumenti di sostegno previsti dall’ordinamento — dalle borse di studio alle agevolazioni economiche — ritenuti idonei a bilanciare eventuali criticità.
Ancora più netta la posizione del Tar sulla presunta violazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea: una contestazione giudicata “del tutto generica”, priva cioè di elementi concreti e specifici in grado di dimostrarne la fondatezza.
Il pronunciamento rappresenta un segnale rilevante per il futuro dell’accesso a Medicina, da anni al centro di un acceso dibattito tra esigenze di selezione, diritto allo studio e fabbisogno del sistema sanitario. Per ora, la giustizia amministrativa conferma la linea del legislatore: la selezione passa dall’università e dai suoi esami, non più soltanto dai test d’ingresso.
