2 Ottobre 2026, venerdì
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Delmastro, scontro politico totale: il M5S chiede le dimissioni e accesso agli atti su conti e rimborsi

Appendino all’attacco: “Verificare ogni spesa”. Dal Pd pioggia di critiche al governo: “Meloni lontana dal Paese reale, il referendum segna una svolta”

La vicenda che coinvolge il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro si trasforma in un nuovo terreno di scontro politico, con l’opposizione che alza il livello dell’attacco e punta direttamente alle dimissioni. Il Movimento 5 Stelle passa dalle parole ai fatti e deposita un formale accesso agli atti per fare piena luce su conti, rimborsi e spese legate agli episodi finiti al centro delle polemiche.

A guidare l’iniziativa è la deputata pentastellata Chiara Appendino, che chiede trasparenza totale su ogni dettaglio: dagli scontrini alle modalità di pagamento, fino all’eventuale utilizzo di risorse pubbliche. L’obiettivo dichiarato è verificare se denaro dei contribuenti sia stato impiegato per incontri in un locale ritenuto riconducibile ad ambienti della criminalità organizzata e chiarire se i pagamenti siano avvenuti in contanti.

L’accusa è pesante e va oltre la dimensione politica. Per il M5S, infatti, la questione investe direttamente il piano istituzionale e della sicurezza. Al centro delle critiche c’è il ruolo stesso di Delmastro, titolare della delega al regime carcerario del 41-bis: una posizione considerata incompatibile con comportamenti anche solo potenzialmente esposti a contiguità opache.

La linea dei pentastellati è netta: o il sottosegretario era consapevole dei contesti frequentati, e dunque si configurerebbe una responsabilità politica gravissima, oppure non lo era, dimostrando – secondo l’opposizione – una inadeguatezza altrettanto preoccupante. In entrambi i casi, sostengono, non sussisterebbero le condizioni per restare in carica.

Nel mirino finisce anche Palazzo Chigi, accusato di mantenere un atteggiamento attendista. Il “silenzio del Governo”, come lo definisce Appendino, viene interpretato come un tentativo di protezione politica, mentre il quadro delineato dalle opposizioni viene descritto come “devastante”, tra presunti pagamenti in contanti e frequentazioni controverse.

Ma il caso Delmastro si inserisce in un clima politico già incandescente, alimentato anche dalle tensioni successive al referendum. Dal Partito Democratico arrivano attacchi diretti alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, accusata di aver ignorato il segnale arrivato dalle urne.

L’europarlamentare e dirigente Pd Alessandro Zan critica apertamente le priorità dell’esecutivo: invece di affrontare questioni come salari, lavoro e costo della vita, il governo – sostiene – sarebbe concentrato sulla riforma della legge elettorale, interpretata come una mossa per consolidare il potere.

Ancora più articolata l’analisi di Sandro Ruotolo, che legge l’esito referendario come una frattura tra il racconto governativo e la realtà percepita dai cittadini. Secondo l’esponente dem, il voto rappresenta il segnale della fine di una “luna di miele” tra esecutivo e Paese, ma anche la risposta a un modello politico giudicato troppo orientato al comando e poco alla gestione della complessità democratica.

Ruotolo individua tre fattori chiave: il contesto internazionale e il posizionamento politico della premier, la mancanza di una linea chiara in politica estera e, soprattutto, la mobilitazione di una parte significativa dell’elettorato – in particolare giovane – in difesa dei principi costituzionali.

Tra il caso Delmastro e il contraccolpo politico del referendum, l’opposizione prova dunque a costruire un’offensiva su più fronti, puntando su trasparenza, credibilità e distanza tra governo e cittadini. La maggioranza, per ora, resta in silenzio. Ma la pressione politica è destinata a crescere.

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