9 Ottobre 2026, venerdì
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Huaweigate, il “sistema 5G” scuote l’Europa: Interrogatorio fiume per Maellare

Bruxelles, l'inchiesta sul colosso cinese travolge gli ex assistenti di Martusciello: sotto la lente della Procura federale belga i rapporti tra Huawei e i vertici di Forza Italia.

L’ombra del colosso cinese Huawei continua ad allungarsi sui corridoi del Parlamento Europeo, trasformando quello che doveva essere il futuro tecnologico del Continente in un complesso pantano giudiziario fatto di sospette mazzette e società ombra. L’ultimo capitolo di questa inchiesta, ribattezzata “Huaweigate”, si è consumato negli uffici della polizia federale belga, dove Andrea Maellare, 30 anni, già assistente dell’eurodeputato Fulvio Martusciello, è stato sottoposto a un interrogatorio fiume durato oltre quattro ore. Il giovane collaboratore, difeso dall’avvocata Sabrina Rondinelli, ha respinto con forza le pesanti accuse di associazione a delinquere, corruzione e riciclaggio, dichiarandosi totalmente estraneo ai fatti e presentandosi come una vittima di dinamiche decisamente più grandi della sua posizione professionale.
L’impianto accusatorio della Procura belga si concentra su una lettera del gennaio 2021 indirizzata alla Commissione Europea, volta a difendere gli interessi di Pechino sul 5G e a contrastare l’esclusione delle aziende cinesi invocata dagli Stati Uniti per ragioni di sicurezza nazionale. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, quel documento non sarebbe stato una legittima iniziativa politica, ma il risultato di una corruzione orchestrata dai vertici di Huawei. L’ipotesi investigativa parla di un tariffario specifico: 15.000 euro per il primo firmatario e 1.500 euro per ogni cofirmatario. I fondi, per non destare sospetti, sarebbero transitati attraverso una rete di società interposte tra Belgio e Regno Unito, per poi confluire – secondo l’accusa – sui conti correnti di alcuni assistenti parlamentari.
In questo scenario, la posizione di Maellare si intreccia con quella di Lucia “Luciana” Simeone, storica assistente e figura di fiducia di Martusciello tra la Campania e Bruxelles. La Simeone era finita al centro della cronaca nel marzo 2025, arrestata in un bed and breakfast a Marcianise su mandato europeo. Nonostante il suo ruolo sia stato successivamente ridimensionato dalla magistratura, che ha convertito la misura in arresti domiciliari definendo il suo coinvolgimento “circoscritto” fino alla revoca del mandato ad aprile 2025, il clamore mediatico e giudiziario ha prodotto scosse telluriche ai vertici di Forza Italia. Proprio a causa di questo coinvolgimento, Fulvio Martusciello, pur ribadendo la propria correttezza, ha scelto di fare un passo di lato rinunciando alla candidatura alla presidenza della Regione Campania, rimescolando così gli equilibri politici sul territorio nazionale.
La vicenda ha ovviamente innescato una tempesta politica a Roma. Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha ribadito la linea della fermezza sulla sicurezza nazionale, sottolineando come le infrastrutture critiche italiane ed europee debbano essere protette da interferenze straniere, pur mantenendo un profilo di cautela giudiziaria per non interferire con il lavoro degli inquirenti belgi. Da parte sua, Matteo Salvini ha espresso una posizione di attesa, confermando la fiducia negli alleati di governo ma rimarcando la necessità di fare chiarezza assoluta su eventuali zone d’ombra che possano minare la credibilità dell’Italia a Bruxelles. Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, segretario nazionale di Forza Italia, ha tenuto a precisare che il partito garantisce il massimo rigore etico, sottolineando però con forza la presunzione di innocenza: “Siamo garantisti sempre, le responsabilità penali restano personali”.
Sul fronte opposto, le opposizioni hanno alzato il tiro. Partito Democratico e Movimento 5 Stelle hanno chiesto che il governo riferisca in Aula, parlando di un “sistema di influenze opache” che getterebbe fango sulla delegazione italiana al Parlamento Europeo. Le critiche si sono concentrate sulla fragilità del sistema degli assistenti parlamentari, chiedendo regole più stringenti per le attività di lobbying. Tuttavia, resta fondamentale ricordare che ci troviamo di fronte a ipotesi accusatorie ancora in fase di verifica. Il diritto alla difesa è essenziale, specialmente quando la posta in gioco riguarda non solo la reputazione di giovani professionisti come Maellare e Simeone, ma la stessa integrità delle istituzioni europee. Mentre Martusciello si prepara all’appuntamento del 24 marzo davanti alla Commissione JURI per discutere la revoca della propria immunità, la cronaca continua a interrogarsi sui confini tra legittima politica e indebita pressione economica. In attesa di sviluppi probatori, il terremoto del 5G sembra destinato a lasciare segni profondi nel dibattito pubblico.

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