3 Ottobre 2026, sabato
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Mattarella: “I suicidi in carcere sono una sconfitta dello Stato”

Al Quirinale la celebrazione dei 209 anni della Polizia penitenziaria. Il presidente della Repubblica richiama l’attenzione sulla crisi del sistema carcerario: sovraffollamento, carenza di personale e strutture inadeguate mettono a dura prova detenuti e agenti.

Il dramma dei suicidi nelle carceri italiane, il peso del sovraffollamento e la cronica mancanza di personale. Nel giorno dedicato alla Polizia Penitenziaria, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sceglie parole nette per descrivere una delle emergenze più persistenti del sistema penitenziario italiano.

Nel corso della cerimonia al Palazzo del Quirinale per il 209° anniversario della fondazione del Corpo, il capo dello Stato ha parlato apertamente di una situazione difficile e complessa, nella quale il lavoro degli agenti si svolge spesso in condizioni estremamente gravose.

Il dramma dei suicidi

Il punto più doloroso del discorso riguarda la crescita dei suicidi dietro le sbarre, fenomeno che negli ultimi anni ha assunto dimensioni allarmanti.

“Vi sono tanti problemi, il primo dei quali è la piaga dei suicidi che non si attenua”, ha affermato Mattarella. “Ciascuno di questi casi è una sconfitta dello Stato, a cui sono affidate le vite dei detenuti”.

Un richiamo diretto alla responsabilità delle istituzioni e alla necessità di affrontare la questione non solo sul piano della sicurezza, ma anche su quello umano e sociale. Per il presidente, la vita delle persone detenute resta sotto la tutela dello Stato, e ogni tragedia che avviene all’interno degli istituti penitenziari rappresenta un fallimento del sistema nel suo complesso.

Sovraffollamento e strutture inadeguate

Nel suo intervento Mattarella ha poi sottolineato le difficoltà quotidiane con cui si confrontano gli agenti penitenziari.

Il lavoro della polizia penitenziaria, ha spiegato, comporta “compiti di grande responsabilità”, svolti spesso in condizioni che diventano persino “insostenibili”. Tra i fattori più critici spicca il sovraffollamento degli istituti di detenzione, un problema strutturale che continua a gravare sull’intero sistema.

A questo si aggiungono le condizioni materiali di molti edifici penitenziari, spesso datati o non progettati per sostenere l’attuale carico di detenuti. Strutture non sempre adeguate che rendono più difficile garantire sicurezza, gestione ordinata e percorsi di reinserimento.

La carenza di personale e di professionalità

Un altro nodo centrale riguarda l’organico. Il presidente ha richiamato la carenza di personale nella polizia penitenziaria, che costringe gli agenti a turni pesanti e a una pressione costante.

Ma il problema, ha osservato, non riguarda solo le divise. Nel mondo carcerario mancano anche figure professionali fondamentali: operatori sanitari, educatori, formatori.

Sono presenze indispensabili per affrontare i problemi psicologici e sociali dei detenuti e per costruire percorsi di recupero e reinserimento nella società.

Un impegno oltre il dovere

Di fronte a questo quadro, Mattarella ha riconosciuto il ruolo delicato e spesso poco visibile svolto dalla polizia penitenziaria. Il contesto generale, ha sottolineato, richiede agli agenti “un sovrappiù di impegno”: uno sforzo che va oltre i compiti formali e che spesso implica una gestione quotidiana di situazioni di forte tensione.

Il messaggio del capo dello Stato, nel giorno della celebrazione del Corpo, si trasforma così anche in un richiamo politico e istituzionale: la crisi delle carceri non può essere affrontata soltanto dagli operatori che vi lavorano. È un problema strutturale che chiama in causa lo Stato, le politiche penitenziarie e la capacità del sistema di coniugare sicurezza, dignità e reinserimento.

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