5 Ottobre 2026, lunedì
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Scossa profonda nel Tirreno: terremoto di magnitudo 5.9 al largo della Campania

Evento sismico registrato pochi minuti dopo la mezzanotte del 10 marzo. Epicentro in mare e ipocentro a oltre 400 chilometri di profondità: un fenomeno raro per l’area, legato allo sprofondamento della litosfera sotto il Mar Tirreno.

Pochi minuti dopo la mezzanotte di martedì 10 marzo, una scossa di terremoto di magnitudo 5.9 ha attraversato l’Italia, con epicentro localizzato al largo della costa campana. A registrarla sono stati i sismografi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), che hanno individuato una caratteristica insolita per il nostro Paese: la profondità dell’evento.

Il terremoto si è originato infatti a circa 414 chilometri sotto la superficie, una quota che colloca l’ipocentro ben al di sotto delle normali zone sismogenetiche italiane, dove la maggior parte dei terremoti nasce nella crosta terrestre superiore, generalmente entro poche decine di chilometri.

Un terremoto raro per l’area campana

Secondo la nota diffusa dall’Ingv, si tratta di un evento profondo e relativamente raro per il settore tirrenico prospiciente la Campania, anche se non del tutto isolato nel contesto geodinamico del Tirreno meridionale.

Gli esperti spiegano che il fenomeno è collegato alla presenza, nel mantello terrestre sotto il Tirreno, di uno “slab” di litosfera oceanica, cioè una porzione di crosta e mantello superiore che da milioni di anni sta sprofondando lentamente verso l’interno della Terra. Questo processo, noto come subduzione, genera talvolta terremoti a grande profondità.

È proprio lungo questo sistema geologico che si concentra una sismicità profonda, più frequente tra la Calabria e la Sicilia, mentre risulta meno comune nelle aree marine antistanti la Campania.

Precedenti negli ultimi decenni

Negli ultimi quarant’anni sono stati registrati alcuni eventi analoghi nel bacino tirrenico meridionale. Tra i più significativi figurano due terremoti avvenuti nell’ottobre 2016: uno di magnitudo ML 5.8 a circa 481 chilometri di profondità e un altro di magnitudo Mw 5.8 con ipocentro a 221 chilometri.

Si tratta di scosse che, pur raggiungendo valori energetici considerevoli, tendono ad avere effetti limitati in superficie. La grande profondità dell’origine sismica comporta infatti una forte attenuazione delle onde sismiche man mano che queste risalgono verso la crosta terrestre.

Scossa avvertita in gran parte del Paese

Nonostante ciò, il terremoto è stato percepito in molte regioni italiane. La prima mappa dei risentimenti macrosismici, elaborata grazie ai questionari inviati dai cittadini attraverso il sito dell’Ingv, indica circa 130 segnalazioni provenienti da diverse aree della penisola.

Le intensità osservate oscillano tra il III e il IV grado della scala Mercalli-Cancani-Sieberg, valori che corrispondono a una scossa chiaramente avvertita dalla popolazione ma generalmente priva di conseguenze per edifici e infrastrutture.

Un laboratorio naturale sotto il Tirreno

Per i sismologi, eventi come quello registrato nella notte rappresentano una finestra preziosa sui processi profondi che modellano il Mediterraneo. Il bacino tirrenico, infatti, è uno dei pochi luoghi in Europa dove è possibile osservare direttamente gli effetti di una subduzione attiva.

Un fenomeno che continua a rimodellare lentamente la geografia nascosta del sottosuolo italiano, ricordando come la dinamica della Terra operi spesso centinaia di chilometri sotto i nostri piedi, lontano dalla superficie ma non per questo priva di effetti percepibili.

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