6 Ottobre 2026, martedì
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Bartolozzi choc in tv: “Votate Sì e ci togliamo di mezzo la magistratura”. Nordio prova a frenare: “Parole che non rispecchiano il suo pensiero”

Scontro televisivo sul referendum per la separazione delle carriere: la capa di gabinetto del ministro della Giustizia attacca i magistrati con parole durissime. Polemiche politiche e la presa di distanza di Nordio.

Nel pieno del confronto politico sul referendum per la separazione delle carriere, una frase pronunciata in diretta televisiva accende un nuovo caso nel mondo della giustizia e della politica. Protagonista è Giusy Bartolozzi, magistrata e attuale capa di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che durante un dibattito televisivo ha invitato gli elettori a votare sì per “togliersi di mezzo la magistratura”, definita addirittura un “plotone di esecuzione”.

L’episodio è avvenuto durante la trasmissione Il Punto, in onda sull’emittente siciliana Telecolor e condotta dal giornalista Luca Ciliberti. Al tavolo del confronto sedevano, tra gli altri, la senatrice di Alleanza Verdi e Sinistra Ilaria Cucchi, l’avvocato Fabio Anselmo, il componente laico del Consiglio superiore della magistratura Felice Giuffrè (indicato da Fratelli d’Italia), il consigliere togato del Csm Marco Bisogni e il giornalista del Fatto Quotidiano Giuseppe Pipitone.

Il dibattito e la frase che scatena il caso

Nel corso della discussione, Bartolozzi ha sostenuto con convinzione la necessità della riforma, presentandola come un passaggio capace di ristabilire fiducia nelle istituzioni giudiziarie.

Secondo la capa di gabinetto del ministero, se il referendum dovesse passare, “la magistratura riacquisirà credibilità”. Da qui una conseguenza che ha suscitato più di un sopracciglio alzato: “Le aziende torneranno a fidarsi del nostro Paese e quindi a investire. E anche i giovani che oggi vanno via perché non si fidano dell’Italia torneranno a credere nel nostro sistema”.

Un ragionamento accolto con scetticismo da Marco Bisogni, che ha replicato con ironia: “Capisco che la riforma venga vista come la panacea di tutti i mali, ma dire che farà rientrare i cervelli in fuga mi sembra un po’ eccessivo”.

La risposta di Bartolozzi ha alzato ulteriormente la temperatura dello studio: “Marco, io ho un’inchiesta in corso. Io scapperò da questo Paese”.

Il riferimento all’inchiesta e la “boutade”

La battuta ha immediatamente attirato l’attenzione di Giuseppe Pipitone, che ha chiesto chiarimenti:
“Ho capito bene o la dottoressa Bartolozzi ha detto che intende lasciare l’Italia perché è sotto inchiesta per il caso Almasri?”.

A quel punto la capa di gabinetto ha smorzato il tono, definendo la frase “una boutade”. Ma subito dopo ha pronunciato la frase destinata a diventare il cuore della polemica:

“Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura che sono plotoni di esecuzione”.

Nel pronunciarla, Bartolozzi sembra quasi fermarsi a metà parola – “pi-lo-ta…” – prima di completare il concetto con l’immagine del “plotone”. Un’espressione che ha colpito ancor di più per un dettaglio non marginale: la stessa Bartolozzi è magistrata di carriera e ha prestato servizio nei tribunali di Gela e Palermo, oltre che alla Corte d’appello di Roma.

La reazione di Nordio

Le parole della sua più stretta collaboratrice hanno costretto il ministro Carlo Nordio a intervenire rapidamente per spegnere la polemica.

“Mi dispiace per le parole usate dal mio Capo di Gabinetto”, ha dichiarato il ministro. “Anche se pronunciate nel contesto di un confronto televisivo lungo e acceso, quell’affermazione è apparsa un attacco all’intera magistratura”.

Nordio ha ribadito che la riforma non intende “indebolire in alcun modo la magistratura né attaccare i magistrati”, ma piuttosto “restituire loro prestigio e autorevolezza”.

Secondo il Guardasigilli, Bartolozzi si riferiva “a una piccola parte di giudici politicizzati” e “non avrà difficoltà a scusarsi per parole che non rispecchiano il suo pensiero e la stima che nutre verso la magistratura, di cui peraltro lei stessa fa parte”.

Quando le parole pesano più delle intenzioni

Il caso riporta al centro un tema antico ma sempre attuale: il peso della semantica nella comunicazione pubblica, soprattutto quando a parlare non è un commentatore qualsiasi ma un alto funzionario dello Stato.

Nel linguaggio politico e istituzionale le parole non sono mai innocue. Non lo sono perché contribuiscono a definire il perimetro del dibattito pubblico, ma anche perché plasmano la percezione delle istituzioni. Parlare della magistratura come di un “plotone di esecuzione” non è una semplice iperbole retorica: è un’immagine militare, violenta, che richiama l’idea di una giustizia punitiva e sommaria.

È una metafora che non resta confinata nel registro polemico di uno studio televisivo, ma entra direttamente nel lessico della delegittimazione istituzionale.

Per questo la difesa di Carlo Nordio, che attribuisce l’episodio al clima acceso del dibattito e a un riferimento limitato a pochi magistrati “politicizzati”, appare inevitabilmente fragile. Non solo per il contenuto della frase, ma per il ruolo di chi l’ha pronunciata.

Giusy Bartolozzi non è un’opinionista di passaggio né una voce marginale nel dibattito pubblico. È il capo di gabinetto del ministro della Giustizia, una delle figure più influenti nell’organizzazione e nell’indirizzo politico del dicastero. In altre parole, non è – per usare una metafora brutale ma efficace – “la donna delle pulizie del ministero”, bensì la persona che ne coordina la macchina amministrativa.

In politica, come nella diplomazia, le parole contano quanto – se non più – delle intenzioni. E quando scivolano fuori da un ruolo istituzionale così delicato, raramente possono essere archiviate come semplici boutade televisive.

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