Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente tornano a dominare l’agenda dei mercati finanziari e aprono la settimana sotto il segno dell’incertezza. L’escalation legata alla guerra in Iran, unita all’impennata dei prezzi dell’energia, spinge gli investitori verso un atteggiamento di forte cautela e trascina in territorio negativo le principali piazze finanziarie europee.
L’avvio di seduta è pesante su tutto il continente. A Milano il Ftse Mib lascia sul terreno il 2,75% nei primi scambi, mentre il Dax di Francoforte arretra del 2,51%. Perdite analoghe si registrano anche a Parigi, con il Cac 40 in calo del 2,55%, e a Madrid, dove l’Ibex 35 segna un ribasso del 2,71%. Più contenuto, ma comunque significativo, il calo di Londra: il Ftse 100 arretra dell’1,60%.
Il clima di nervosismo non riguarda soltanto l’Europa. Anche i mercati asiatici hanno vissuto una seduta particolarmente turbolenta: la Borsa di Tokyo ha chiuso con un crollo superiore ai cinque punti percentuali, segnale di una crescente avversione al rischio che attraversa l’intero sistema finanziario globale.
Il nodo della successione al vertice iraniano
Ad alimentare l’incertezza è anche la situazione politica interna dell’Iran. La prospettiva che Mojtaba Khamenei possa succedere al padre Ali Khamenei alla guida suprema della Repubblica islamica non sembra destinata a ridurre le tensioni internazionali.
La Casa Bianca ha reagito con toni duri. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che il nuovo leader iraniano «non durerà a lungo», un’affermazione che contribuisce a irrigidire ulteriormente il confronto con Teheran e con i suoi alleati regionali.
Nel frattempo, i Paesi del Gruppo dei Sette starebbero valutando un intervento coordinato sui mercati energetici, ipotizzando il rilascio di parte delle riserve strategiche di petrolio per contenere l’impennata dei prezzi e attenuare l’impatto sull’economia globale.
Dollaro forte, energia in corsa
In questo contesto di incertezza, gli investitori si rifugiano negli asset considerati più sicuri. Il dollaro recupera terreno e si rafforza sull’euro, scambiando intorno a quota 1,1553.
Il vero epicentro della tensione resta tuttavia il mercato dell’energia. Il petrolio continua la sua corsa: il Wti con consegna ad aprile guadagna quasi il 17%, mentre il Brent con scadenza maggio supera la soglia psicologica dei 100 dollari al barile, con un rialzo superiore al 13%.
Non meno dinamico il mercato del gas naturale. Sulla piattaforma di Amsterdam i contratti scambiano intorno ai 62,3 euro per megawattora, con un balzo del 16,8%, segno che gli operatori temono possibili ripercussioni sulle forniture energetiche globali.
L’oro, tradizionale bene rifugio nei momenti di turbolenza, mostra invece una lieve flessione: la quotazione spot arretra di circa l’1%, attestandosi a 5.104 dollari l’oncia.
Piazza Affari, banche sotto pressione
A Milano la tensione si riflette soprattutto sul comparto bancario, che guida i ribassi del listino principale. Tra i titoli più colpiti spiccano BPER Banca, in calo di circa il 3%, e UniCredit, che perde oltre il 4% nelle prime fasi di contrattazione.
Controtendenza il settore della difesa, dove Leonardo avanza dell’1,6%, sostenuta dalle prospettive di aumento della spesa militare in un contesto geopolitico sempre più instabile. Tiene anche Eni, che beneficia dei prezzi elevati del petrolio e avvia la seduta con un rialzo di circa mezzo punto percentuale.
Tra i pochi titoli in territorio positivo si segnala inoltre Lottomatica, che prosegue il suo momento favorevole con un progresso di circa il 2%.
Sul fronte del debito sovrano, torna a salire lo spread tra Btp e Bund, che si attesta a 83,2 punti base. Il rendimento del decennale italiano si porta al 3,74%, livello che non si vedeva dalla primavera del 2025. Il quadro complessivo restituisce l’immagine di mercati dominati dall’incertezza geopolitica e dalla volatilità energetica. Finché la crisi iraniana resterà aperta, avvertono gli analisti, la traiettoria dei listini internazionali continuerà a dipendere più dalle notizie provenienti dal Medio Oriente che dai fondamentali economici.
