12 Aprile 2026, domenica
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Il principe, la modella e il milione conteso: in aula la versione di Tanya Yashenko

Processo a Roma per circonvenzione di incapace nei confronti del principe Giacomo Bonanno di Linguaglossa. L’imputata respinge le accuse: “Mi autorizzò lui a usare le carte. Mi aveva promesso una vita insieme”

Una relazione nata tra ristoranti eleganti e viaggi di lusso, alimentata da promesse di futuro e da regali costosi, finita però nelle aule di un tribunale con accuse pesanti e un patrimonio milionario al centro della contesa. È la vicenda che vede contrapposti il principe Giacomo Bonanno di Linguaglossa e la modella bielorussa Tanya Yashenko, imputata davanti ai giudici romani per circonvenzione di incapace.

Durante la sua deposizione, la modella ha respinto con decisione ogni addebito, sostenendo di non aver mai approfittato dell’uomo e descrivendo invece una relazione sentimentale segnata – a suo dire – da generosità, grandi progetti e promesse poi svanite.

“Diceva di essere un principe e di voler costruire una famiglia”

“L’ho conosciuto nel 2019 in un ristorante a Roma”, ha raccontato Yashenko in aula. “Mi disse che era un principe. Abbiamo iniziato a frequentarci: era una persona brillante, molto generosa, con tante conoscenze. Parlava di costruire una famiglia, faceva progetti. Alla fine però sono rimaste solo promesse non mantenute”.

Secondo la ricostruzione dell’accusa, formulata dalla procura capitolina, durante i due anni della relazione la donna avrebbe ottenuto dal principe circa 1 milione e 300 mila euro tra trasferimenti diretti e beni di lusso.

La parte più consistente della somma – circa 800 mila euro – sarebbe stata trasferita dai conti bancari del principe. A questa cifra si aggiungerebbero 298 mila euro in regali: gioielli, orologi e borse di alta gamma. I magistrati contestano inoltre l’emissione di nove assegni e spese per circa 16 mila euro effettuate attraverso un profilo Amazon intestato allo stesso Bonanno.

“Mi disse lui di usare le sue carte”

La difesa della modella si fonda su un punto chiave: l’utilizzo delle carte di credito, sostiene Yashenko, sarebbe stato esplicitamente autorizzato dal principe.

“Era stato Giacomo a dirmi di usare le sue carte. Ne aveva una ventina e la sua gestione finanziaria era complicata”, ha dichiarato davanti ai giudici.

Alla donna viene contestato anche il reato di auto-riciclaggio per la gestione delle somme che, secondo l’accusa, sarebbero state sottratte al principe. Un’ipotesi che l’imputata respinge con fermezza.

“Mi hanno accusata ingiustamente. La mia vita è stata stravolta, parlavano di me perfino nei telegiornali”.

Nel corso della deposizione ha anche sostenuto di aver a sua volta trasferito denaro all’ex compagno: circa 800 mila euro tramite assegni.
“Il mio errore è stato fidarmi. Pensavo che Giacomo volesse riavere i regali che mi aveva fatto e per questo ho effettuato quei trasferimenti”, ha spiegato, chiudendo con una battuta amara: “Diciamo che non sono stata fortunata con i miei ultimi due ex”.

I flussi di denaro e l’ombra del riciclaggio

L’inchiesta non si limita al rapporto tra i due ex partner. Gli inquirenti stanno infatti approfondendo anche il percorso di parte delle somme contestate.

Secondo la ricostruzione della procura, circa 600 mila euro sarebbero transitati sui conti di due società riconducibili a un imprenditore napoletano. Un passaggio che ha portato gli investigatori a ipotizzare il reato di riciclaggio.

Per l’imprenditore la procura di Napoli ha già chiesto il rinvio a giudizio.

Dalla favola al tribunale

La storia tra il principe e la modella, iniziata nell’autunno del 2019 nella capitale, era stata per lungo tempo segnata da uno stile di vita sontuoso. Tra i regali citati negli atti dell’indagine figurano un B&B da 58 mila euro, una Mercedes da 80 mila euro, viaggi intercontinentali di lusso e numerosi bonifici bancari.

Poi la rottura, seguita da una denuncia per circonvenzione di incapace, supportata anche da una perizia psichiatrica disposta nell’ambito delle indagini, e dall’accusa di utilizzo indebito di carte di credito.

Quella che era stata raccontata come una storia sentimentale tra jet privati e boutique di lusso si è trasformata in un caso giudiziario complesso. E ora sarà il tribunale a stabilire se dietro quella relazione si nascondesse davvero un raggiro milionario oppure soltanto una relazione sentimentale finita male.

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