Il conflitto tra Israele e Iran entra nel nono giorno con una nuova escalation militare e diplomatica che allarga ulteriormente il perimetro della crisi regionale. All’alba la popolazione israeliana è stata svegliata dalle sirene d’allarme: una nuova ondata di missili balistici lanciati dall’Iran ha colpito diverse aree del Paese, costringendo milioni di persone a rifugiarsi nei bunker.
La risposta israeliana non si è fatta attendere. Nel giro di poche ore l’aviazione di Tel Aviv ha lanciato una nuova serie di attacchi mirati contro obiettivi strategici sul territorio iraniano. Intorno a Teheran, secondo fonti locali, continuano a bruciare raffinerie e condotte energetiche colpite nei bombardamenti della sera precedente, mentre squadre di emergenza sono impegnate nel contenimento degli incendi.
Nel frattempo, nella capitale iraniana si muovono anche gli equilibri interni del potere. Secondo indiscrezioni provenienti dall’apparato politico della Repubblica islamica, l’Assemblea degli Esperti avrebbe raggiunto un’intesa sul successore dell’attuale Guida suprema Ali Khamenei, anche se il nome non è stato ancora reso pubblico.
Sul piano internazionale, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lanciato un messaggio diretto a Teheran, intervenendo sulla questione della futura leadership religiosa e politica iraniana. «La nuova Guida suprema non durerà a lungo senza la nostra approvazione», ha dichiarato, parole che hanno immediatamente alimentato nuove tensioni diplomatiche.
La notte è stata segnata anche da un’operazione militare israeliana in Libano. Le forze armate di Israele hanno condotto un raid mirato contro un alto edificio a Beirut, che secondo fonti locali ha provocato la morte di quattro persone. L’esercito israeliano sostiene di aver eliminato un comandante dei Pasdaran iraniani.
Nonostante i tentativi del presidente iraniano Masoud Pezeshkian di mantenere aperti canali diplomatici, Teheran continua a lanciare missili e droni verso obiettivi nella regione. Nelle ultime ore velivoli esplosivi sono stati intercettati anche nello spazio aereo saudita: secondo Riad diversi droni sono stati abbattuti sopra la capitale, tra cui uno diretto verso il quartiere diplomatico.
La tensione ha raggiunto anche il Nord Europa. Nella notte un’esplosione ha interessato l’area dell’ambasciata statunitense a Oslo. Le autorità norvegesi hanno precisato che non risultano feriti, mentre sono in corso accertamenti per chiarire le cause dell’incidente.
Intanto a Washington si discute di possibili scenari operativi. Secondo il sito Axios, all’interno dell’amministrazione americana sarebbe in corso un confronto sulla possibilità di impiegare forze speciali in Iran per mettere in sicurezza scorte di uranio arricchito, un’eventualità che segnerebbe un ulteriore salto di livello nel coinvolgimento degli Stati Uniti nella crisi.
Nel frattempo circolano indiscrezioni su un possibile allargamento del fronte militare. Alcuni media israeliani hanno sostenuto che, per la prima volta, gli Emirati Arabi Uniti avrebbero colpito obiettivi iraniani. La federazione del Golfo ha però smentito con decisione. «Si tratta di fake news. Quando facciamo qualcosa, abbiamo il coraggio di annunciarlo», ha scritto su X Rashid Al Nuaimi, presidente della Commissione per la Difesa emiratina.
Sul piano diplomatico cresce la preoccupazione internazionale. La Cina ha espresso apertamente il proprio disappunto per l’escalation in corso. «Questa guerra non doveva scoppiare», ha dichiarato Pechino, sottolineando il rischio che il conflitto tra Israele e Iran possa trasformarsi in un incendio regionale capace di destabilizzare l’intero Medio Oriente.
