24 Ottobre 2026, sabato
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Chico Forti resta in carcere: la Cassazione nega la libertà condizionale

Per i giudici mancano segnali di ravvedimento e non è stato versato alcun risarcimento ai familiari della vittima. Respinta l’istanza dei legali: l’ex imprenditore trentino continuerà a scontare la pena nel carcere di Verona Montorio.

Chico Forti non potrà lasciare il carcere. La Corte di Cassazione ha infatti respinto la richiesta di concessione della libertà condizionale presentata dai suoi legali, stabilendo che l’ex imprenditore trentino non possiede i requisiti necessari per accedere al beneficio.

Secondo gli “ermellini”, alla base della decisione vi sono due elementi ritenuti determinanti: l’assenza di un ravvedimento interiore e il mancato risarcimento ai familiari della vittima. Forti, che si è sempre proclamato innocente, continuerà dunque a scontare la condanna nel penitenziario di Verona Montorio per l’omicidio di Dale Pike, cittadino statunitense ucciso il 15 febbraio 1998 a Miami, in Florida.

Nel provvedimento, la Suprema Corte ha inoltre confermato che non viene revocata la misura di cui Forti già beneficia: il lavoro diurno all’esterno del carcere, previsto dall’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario. Si tratta di un regime che consente al detenuto di uscire dal penitenziario durante il giorno per svolgere attività lavorativa, rientrando poi in istituto nelle ore serali.

Uno dei punti centrali della valutazione dei giudici riguarda la mancata corresponsione di un risarcimento ai familiari della vittima. In particolare, Forti non avrebbe versato alcuna somma al fratello di Dale Pike, Bradley, nonostante – secondo quanto rilevato – disporrebbe di risorse economiche che gli consentirebbero di farlo almeno in parte.

Una circostanza che assume contorni paradossali: lo stesso Bradley Pike, negli anni, ha espresso pubblicamente dubbi sulla colpevolezza di Forti, arrivando a dichiararsi convinto della sua estraneità all’omicidio del fratello.

La decisione della Cassazione arriva dopo un primo stop giudiziario. Già nel settembre del 2025 il Tribunale di Sorveglianza di Venezia aveva respinto un’analoga richiesta di libertà condizionale presentata dalla difesa. Anche in quell’occasione la motivazione era stata simile: secondo i giudici non erano emersi “sentimenti di colpa o di autentico dispiacere nei confronti dei familiari della vittima”, né segnali di consapevolezza rispetto al danno provocato.

Nel provvedimento si evidenziava inoltre l’assenza di qualsiasi forma di risarcimento, “anche solo parziale”, elemento che nell’ordinamento penitenziario italiano rappresenta uno degli indicatori del percorso di responsabilizzazione del condannato.

Con la pronuncia della Cassazione la linea resta dunque invariata: per i giudici, allo stato attuale, non sussistono le condizioni per concedere a Chico Forti l’accesso alla libertà condizionale. La vicenda giudiziaria dell’ex imprenditore, al centro per anni di dibattito pubblico e di campagne di opinione, continua così a restare sospesa tra le aule dei tribunali e il lungo percorso detentivo ancora da scontare.

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