3 Ottobre 2026, sabato
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Crosetto bloccato a Dubai, Vannacci affonda: «Salvate il soldato». Il M5S chiede le dimissioni

Il ministro della Difesa fermo negli Emirati dopo la chiusura degli spazi aerei per l’escalation in Iran. Il generale attacca con sarcasmo, Stefano Patuanelli invoca un passo indietro «per rispetto delle istituzioni»

La crisi in Medio Oriente rimbalza fino a Roma e si trasforma in un caso politico. Il ministro della Difesa Guido Crosetto è rimasto bloccato a Dubai a causa della chiusura degli spazi aerei seguita ai bombardamenti sull’Iran e alla nuova escalation militare nella regione. Una circostanza che, in un momento di tensione internazionale, ha immediatamente acceso il confronto politico interno.

Ad aprire il fuoco è stato Roberto Vannacci, generale e fondatore del movimento Futuro nazionale, con un post ironico dai toni taglienti: «Salvate il soldato Crosetto. Partita l’operazione speciale per esfiltrare Crosetto: l’unico Ministro della Difesa che va in vacanza in una zona di guerra senza saperlo». Una stoccata costruita sul lessico militare — “operazione speciale”, “esfiltrazione” — che trasforma l’episodio in un bersaglio polemico e suggerisce, tra le righe, un deficit di previsione e di consapevolezza.

L’ironia, tuttavia, lascia spazio a un affondo più istituzionale da parte delle opposizioni. Il Movimento 5 Stelle chiede apertamente le dimissioni del ministro. In una nota, il vicepresidente Stefano Patuanelli parla di «fatto oggettivo che colpisce e che impone una riflessione seria», sottolineando come «in una delle fasi più delicate per la sicurezza internazionale degli ultimi anni, il titolare del Dicastero della Difesa non sia fisicamente nel Paese e non possa rientrare tempestivamente».

Non è, insiste Patuanelli, «una questione personale, ma istituzionale». Il nodo politico è duplice: da un lato il livello di informazione preventiva del Governo sugli sviluppi militari in corso; dall’altro il coordinamento con gli alleati e la piena operatività della catena di comando in una fase che coinvolge direttamente gli equilibri strategici e la sicurezza dei contingenti italiani all’estero.

Il M5S affonda il colpo: «Quando sono in discussione la stabilità internazionale, i nostri militari all’estero e la tutela degli interessi strategici del Paese, l’improvvisazione non è ammessa». Da qui la richiesta esplicita: «Il Ministro della Difesa dovrebbe trarne le conseguenze e rassegnare le dimissioni. Non per una polemica politica, ma per rispetto delle istituzioni e per il bene del Paese».

Al centro della vicenda non c’è soltanto la posizione geografica del ministro, ma il simbolo che essa rappresenta. In tempi ordinari, un viaggio all’estero rientra nella fisiologia dell’incarico. In tempi straordinari, come quelli segnati da bombardamenti, chiusure di spazi aerei e possibili ripercussioni globali, la percezione cambia. L’opposizione trasforma l’assenza forzata in un argomento politico, evocando il tema della prontezza decisionale e della capacità di governo nelle emergenze.

Resta da capire se la polemica si esaurirà nel giro di pochi giorni, con il rientro del ministro e un chiarimento parlamentare, o se diventerà l’ennesimo terreno di scontro tra maggioranza e opposizioni su politica estera e gestione delle crisi. In un quadro internazionale che evolve di ora in ora, anche le distanze geografiche possono diventare distanza politica.

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