3 Ottobre 2026, sabato
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Milano-Cortina 2026, dal successo olimpico alla sfida della crescita strutturale

Dalla straordinaria visibilità internazionale alla necessità di trasformare gli investimenti in sviluppo duraturo: l’eredità dei Giochi Invernali come banco di prova per la competitività del Paese.

A cura di Salvatore Guerriero, Presidente Nazionale ed Internazionale della CONFEDERAZIONE DELLE IMPRESE NEL MONDO – PMI INTERNATIONAL 

Le Olimpiadi che si sono svolte nel nostro Paese hanno rappresentato un risultato eccezionale sotto ogni profilo. I Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026 hanno garantito all’Italia una straordinaria visibilità internazionale, un seguito di pubblico a livello mondiale senza precedenti e un grande appeal in termini di immagine e reputazione.

Soprattutto, hanno dimostrato la capacità organizzativa del nostro sistema. L’Italia ha saputo gestire un evento complesso, articolato e diffuso sul territorio, confermando al mondo la propria affidabilità, professionalità e competenza. È stata una prova di maturità istituzionale e operativa che rafforza la credibilità del Paese nei contesti globali.

Tuttavia, proprio perché il risultato è stato così significativo, è doveroso avviare una riflessione seria e responsabile. Il punto centrale non è soltanto il successo dell’evento in sé, ma la qualità e la destinazione degli investimenti che lo hanno reso possibile.

Le risorse impegnate sono state rilevanti: infrastrutture, riqualificazioni urbane, impianti, collegamenti, servizi logistici e digitali. La questione fondamentale non riguarda esclusivamente l’entità della spesa, ma la sua efficacia nel tempo. Gli investimenti devono lasciare un’eredità strutturale, con opere utili alla vita civile, alla mobilità, alla competitività delle imprese, allo sviluppo del turismo e dell’economia produttiva.

Se così sarà, l’Olimpiade non resterà un evento straordinario ma isolato; diventerà invece un moltiplicatore permanente di crescita.

L’Italia ha sempre fatto dell’immagine, della qualità, del genio italico e della fantasia un tratto identitario. Questa forza si manifesta nei nostri prodotti di eccellenza – dall’agroalimentare alla manifattura specializzata, dal design alla meccanica – ma anche nella capacità unica di valorizzare cultura, arte e territorio.

Siamo un Paese straordinariamente variegato, che si estende dalle Alpi agli Appennini, dalle coste alle aree interne, dalle isole alle città d’arte. Una nazione che attraversa la storia: dal mondo antico preitalico e greco-romano al Rinascimento, fino alle epoche più recenti che hanno contribuito a definire l’identità europea. Questo patrimonio non è solo memoria, ma una vera leva economica e strategica.

Il contesto internazionale, però, è profondamente cambiato. Viviamo in un mondo interconnesso e al tempo stesso competitivo, attraversato da tensioni geopolitiche e nuove dinamiche di potere. L’asse orientale, con realtà come Cina e India, cresce con determinazione. L’Africa è al centro di rinnovate competizioni economiche legate alle risorse naturali e alle prospettive di sviluppo.

In questo scenario, l’Italia si posiziona bene per immagine, qualità e “griffe” riconosciuta nel mondo. Tuttavia, la sua forza si consolida pienamente solo all’interno di una dimensione europea coesa e strategica. In un quadro europeo forte, il sistema Italia acquisisce maggiore peso e autorevolezza.

Per questo motivo, l’immagine conquistata con le Olimpiadi deve essere continuamente sostenuta e riaffermata. Non può essere episodica. Deve essere accompagnata da una politica degli investimenti orientata alla competitività, all’innovazione, alla modernizzazione delle infrastrutture e alla valorizzazione del patrimonio culturale e turistico.

Il turismo, l’accoglienza, la fruizione dell’arte e dei territori devono entrare in una strategia integrata, capace di trasformare la notorietà in sviluppo duraturo. Servono organizzazione, servizi, formazione, digitalizzazione, connessioni efficienti.

E, soprattutto, i benefici devono essere nazionali.

È vero che i vantaggi immediati si concentrano nelle macroaree che ospitano questi eventi, ma la sfida è fare in modo che l’intero Paese ne riceva opportunità. Il Mezzogiorno ha bisogno di stimoli forti per trattenere i giovani, creare occupazione qualificata e costruire prospettive concrete di futuro. Senza un equilibrio territoriale, ogni successo rischia di ampliare le distanze invece di ridurle.

Come Confederazione delle Imprese nel Mondo, riteniamo che i grandi eventi possano essere piattaforme straordinarie per rafforzare il sistema produttivo italiano, in particolare le piccole e medie imprese che rappresentano l’ossatura dell’economia nazionale. Ma questo richiede visione, governance efficace, controllo della spesa, misurazione dei risultati e integrazione con le filiere produttive.

Il successo organizzativo è stato evidente. L’immagine è stata rafforzata. L’orgoglio nazionale è cresciuto.

Ora la responsabilità è trasformare quell’eccezionale risultato in una base stabile per la competitività futura.

I grandi eventi si concludono.

La qualità degli investimenti e la capacità di farne leva per lo sviluppo restano.

Ed è su questo terreno che si misura la lungimiranza di un Paese e la solidità della sua classe dirigente.

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