Jeffrey Epstein, il finanziere statunitense condannato per abusi sessuali e traffico di minori, avrebbe messo in atto un accurato sistema per nascondere prove compromettenti, custodendole in depositi segreti. A rivelarlo è il quotidiano britannico The Telegraph, che pubblica per la prima volta un inventario dettagliato di un magazzino a Palm Beach, affittato tramite l’agenzia Riley Kiraly, contenente oggetti destinati a sfuggire alle indagini.
Tra i materiali elencati figurano tre computer, 29 rubriche, elenchi di massaggiatrici operanti in Florida, fotografie di donne nude ritenute vittime, riviste pornografiche, cassette e DVD con contenuti sessuali su minorenni, oltre a una videocassetta esplicita. L’inventario include anche due manuali per “addestramento di schiave del sesso”, sex toys, lingerie, più di 2.000 dollari in contanti, un porto d’armi illegale e persino una tessera di Harvard, simbolo dello status di Epstein nella società americana.
Già nel 2005, Epstein, morto nel 2019 in circostanze drammatiche dopo la condanna per reati sessuali, aveva incaricato investigatori privati di ripulire la sua villa prima delle perquisizioni ufficiali. Michael Reiter, ex capo della polizia di Palm Beach addetto all’inchiesta, dichiarò che “il posto era stato ripulito”, confermando così le operazioni di occultamento.
Le copie degli hard disk custoditi nel deposito di Palm Beach furono successivamente ritrovate nella residenza newyorkese di Epstein al momento del suo arresto nel 2019. I computer originali, invece, non sarebbero mai stati recuperati, alimentando il sospetto che Epstein fosse stato preventivamente avvertito del raid. Alcune email rinvenute mostrano come, negli anni precedenti al suo arresto, Epstein ordinasse ripetutamente al suo staff e agli investigatori privati di cancellare i contenuti dei computer e distruggere nastri, in un tentativo sistematico di eliminare qualsiasi prova.
Questo inventario, ora reso pubblico, fornisce uno spaccato inquietante della rete di segreti e protezioni costruita da Epstein per sottrarsi alla giustizia, e riapre interrogativi sulle lacune investigative che permisero a materiali così compromettenti di restare nascosti per anni.
