Due fronti diversi, un’unica accusa: propaganda al posto delle politiche strutturali. Dal commercio estero alla genitorialità, le opposizioni attaccano l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni denunciando una narrazione economica “artefatta” e scelte parlamentari che, a loro dire, tradiscono le priorità sociali del Paese.
Dazi e export, Appendino: “Numeri gonfiati, imprese in affanno”
A sollevare il caso è la deputata del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino, che parla di “limite ormai superato” nella gestione dei dazi statunitensi. Nel mirino finiscono sia il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso sia la linea complessiva dell’esecutivo.
Secondo Appendino, il dato rivendicato dal Governo – un +7,2% dell’export italiano verso gli Stati Uniti nel 2025 – non sarebbe il segnale di un sistema produttivo in salute, bensì l’effetto di una corsa preventiva agli acquisti. Le aziende importatrici americane, sostiene, avrebbero accelerato gli ordini per riempire i magazzini prima dell’entrata in vigore dei nuovi dazi decisi dall’amministrazione di Donald Trump, producendo un picco artificiale nelle esportazioni italiane.
Non solo. L’esponente pentastellata parla di una “coperta statistica” legata al comparto farmaceutico, inizialmente esentato dalle tariffe e cresciuto in modo significativo nel corso dell’anno, alterando la fotografia complessiva. Dietro la media positiva, afferma, si celerebbe la sofferenza del manifatturiero tradizionale.
C’è poi la questione dei prezzi. Parte delle imprese, per compensare i dazi, avrebbe ritoccato i listini verso l’alto. In questo scenario, il valore dell’export aumenta, ma non necessariamente i volumi. In altri casi, invece, i produttori avrebbero scelto di assorbire i costi aggiuntivi comprimendo i margini. “Festeggiare il +7,2% significa costruire a tavolino un finto boom”, attacca Appendino, che collega il dato a un quadro più ampio fatto di tre anni consecutivi di calo della produzione industriale e di costi energetici elevati, aggravati – denuncia – dagli acquisti di gas naturale liquefatto statunitense.
“La realtà è che le nostre aziende non stanno correndo, stanno lottando per non affogare”, è la sintesi politica dell’intervento.
Congedo paritario, Corrado: “Scelta ideologica contro le famiglie”
Sul fronte sociale, l’affondo arriva da Annalisa Corrado, europarlamentare del Partito Democratico nel gruppo S&D. Al centro della polemica, la bocciatura di una proposta di legge che prevedeva cinque mesi di congedo di maternità e paternità retribuiti al 100% per entrambi i genitori.
“La maggioranza ha deciso scientemente di affossare una misura che avrebbe rafforzato la condivisione degli oneri di cura”, sostiene Corrado, invitando a ricordare il voto ogni volta che il Governo parlerà di natalità, occupazione femminile o sostegno alla famiglia.
Secondo l’esponente dem, se l’esecutivo avesse voluto davvero aprire un confronto, avrebbe accolto l’invito della segretaria Elly Schlein a proseguire il dialogo parlamentare per individuare eventuali soluzioni alternative. “La parità non si proclama, si costruisce”, insiste, sottolineando come il congedo paritario rappresenti uno strumento chiave per riequilibrare le responsabilità familiari e favorire la permanenza delle donne nel mercato del lavoro.
Nel suo intervento, Corrado contrappone le risorse destinate a grandi opere e iniziative controverse – citando il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina e i centri per migranti in Albania – alla mancanza di investimenti strutturali a sostegno delle famiglie. “Un’occasione mancata”, conclude, “in un momento in cui servirebbe responsabilità istituzionale e visione”.
Economia e diritti, terreno di scontro permanente
Le dichiarazioni di Appendino e Corrado si inseriscono in un clima politico già teso, dove i numeri dell’economia e le politiche per la natalità diventano terreno di confronto serrato tra maggioranza e opposizioni. Da un lato, Palazzo Chigi rivendica resilienza e crescita; dall’altro, le minoranze parlano di indicatori distorti e priorità sbagliate.
Il risultato è una doppia linea di frattura: sulle politiche commerciali, con il nodo dei rapporti con Washington e l’impatto dei dazi; e sulle politiche sociali, dove il tema della conciliazione tra lavoro e famiglia continua a dividere profondamente il Parlamento.
