3 Ottobre 2026, sabato
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Luciano Capasso, la montagna e il silenzio: trovato senza vita a 2.700 metri

Il 25enne di Qualiano, scomparso da cinque giorni sulle vette di Saint Moritz dove lavorava, è stato recuperato dopo una bufera di neve. La famiglia accusa: «Ricerche tardive e risposte inaccettabili». Disposta la restituzione della salma.

La montagna restituisce, ma non consola. Dopo cinque giorni di angoscia è stato individuato senza vita il corpo di Luciano Capasso, 25 anni, originario di Qualiano, nel Napoletano, scomparso durante un’escursione sulle alture di Saint Moritz, dove si trovava per lavoro.

A confermare la notizia sono stati la madre, Raffaella Grande, e il legale della famiglia, l’avvocato Sergio Pisani. La speranza si era aggrappata a un segnale del telefono, a una traccia digitale a quota 2.700 metri. Ma la violenta bufera che aveva investito la zona nei giorni scorsi aveva trasformato ogni tentativo di soccorso in una corsa contro il tempo e contro il meteo.

L’escursione e la tempesta

Luciano lavorava come autista presso una struttura alberghiera della zona. Nei giorni liberi aveva deciso di salire in alta quota per un’escursione. Un percorso impegnativo ma non proibitivo per chi, come lui, aveva alle spalle un passato da militare e un addestramento specifico per affrontare condizioni estreme.

Secondo quanto ricostruito dalle autorità svizzere, il giovane sarebbe stato sorpreso da una violenta bufera di neve durante il tragitto. Da quel momento, il silenzio. Le ricerche si sono protratte per giorni, ostacolate dal maltempo che ha impedito interventi tempestivi anche dopo l’individuazione dell’area grazie alla geolocalizzazione del cellulare.

Solo con il miglioramento delle condizioni atmosferiche, nella mattinata di sole che ha squarciato le nubi dopo giorni di vento e precipitazioni, le squadre di soccorso sono riuscite a raggiungere il punto segnalato e a procedere al recupero del corpo.

Le domande della famiglia

«Luciano non era uno sprovveduto – ha dichiarato l’avvocato Sergio Pisani – era un ex militare addestrato proprio per sopravvivere in situazioni estreme. Avevamo una geolocalizzazione precisa ma il maltempo non ha consentito un recupero che, stamattina con il sole, è stato velocissimo. Mi chiedo se si potessero utilizzare mezzi come droni o altre tecnologie anche nei giorni precedenti. Ora è il momento del dolore, ma andranno verificate tutte le circostanze».

Parole che si accompagnano allo sfogo dei familiari, che parlano apertamente di gestione inadeguata dell’emergenza. Il fratello Emmanuel riferisce di risposte brusche e giudicate irrispettose da parte delle autorità locali sin dalle prime ore della scomparsa: «A mia madre avrebbero detto di prepararsi a un funerale. A me: “Rassegnati, non abbiamo una sfera magica”». Dichiarazioni che alimentano amarezza e interrogativi.

Sempre secondo quanto riferito dalla famiglia, le autorità svizzere avrebbero escluso l’apertura di un’indagine, concedendo il nulla osta per il rientro della salma in Italia, che potrebbe avvenire a breve. Resta da chiarire se verranno svolti ulteriori accertamenti nel nostro Paese.

La ricompensa e quel messaggio

Nel disperato tentativo di accelerare le ricerche, la madre aveva deciso di aumentare in modo significativo la ricompensa promessa a chi avesse fornito informazioni decisive: da diecimila a cinquantamila euro. Un gesto estremo, dettato dalla speranza che qualcuno potesse individuare il figlio prima che fosse troppo tardi.

Prima che le comunicazioni si interrompessero, Luciano aveva inviato un ultimo messaggio al fratello. Poche parole, cariche di paura e lucidità: «Cerco di non morire». Una frase che oggi pesa come un macigno e che racconta meglio di ogni ricostruzione la solitudine di quelle ore.

La vicenda riapre il tema della sicurezza in alta quota, della gestione delle emergenze in condizioni meteo proibitive e dell’uso delle tecnologie nei soccorsi alpini. Ma per ora, a Qualiano e tra i familiari, c’è solo spazio per il lutto.

La montagna, ancora una volta, ha imposto la sua legge. E ha lasciato dietro di sé una scia di domande che attendono risposta.

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