16 Agosto 2026, domenica
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Dissesto annunciato: non è solo il clima, è l’Italia che non programma

Eventi estremi e fragilità strutturali: quando la cattiva pianificazione amplifica ogni pioggia e trasforma l’emergenza in sistema.

A cura di Gilberto Borzini

Il Clima cambia, certamente, ma il cambiamento climatico sta diventando la foglia di fico dietro alla quale si nascondono incompetenza e inconcludenza della Pubblica Amministrazione.

Che il clima sia in fase di cambiamento è abbastanza evidente. Scrivo “abbastanza” perché non assistiamo a un ribaltamento degli equilibri climatici, quanto piuttosto a un inasprimento degli eventi estremi. Che il clima cambi per cause antropiche è tesi sostenuta da una parte della comunità scientifica; che il mutamento derivi dai cicli solari è teoria ritenuta da altri più coerente con le ere precedenti, nelle quali glaciazioni e periodi caldi si sono alternati anche rapidamente.

Ma il clima è solo una parte del problema, quando il problema è rappresentato dal panorama desolante dei disastri ambientali italiani: disastri che, negli ultimissimi anni, hanno colpito con particolare violenza le Marche, l’Emilia-Romagna e, poche settimane or sono, il Meridione d’Italia, letteralmente devastato da un ciclone che ha trovato terreno fertile nella debolezza delle strutture e delle infrastrutture, nonché in un’edificazione territoriale spesso casuale, su cui innestare l’ennesima tragedia.

Il fatto è che, quando piove con una certa intensità in questo benedetto Paese, si sfascia tutto: dalle voragini stradali alle frane che inghiottono interi abitati; dagli allagamenti di ampie aree urbane ai crolli di ponti; dagli arenili rimodellati dalla forza dei frangenti agli argini costruiti un secolo fa, ormai incapaci di contenere alcunché. Il dissesto ambientale e territoriale mette in luce non tanto la violenza del clima, quanto l’incompetenza, l’inconcludenza e l’incapacità di programmazione e pianificazione territoriale in capo alla Pubblica Amministrazione.

Prontissime a lamentare i danni subiti e celeri nel domandare fondi, le amministrazioni locali chiamano in causa i governi nazionali. Salvo poi scoprire che i fondi esistono da decenni, ma non vengono utilizzati; o che, quando lo sono, finiscono nelle tasche di chissà chi, mentre i lavori restano eseguiti male o incompiuti.

Si ha l’impressione che il sistema delle corruttele prosperi sulle sciagure altrui, che ogni danno subito dal territorio diventi un’occasione per spartirsi risorse invece di avviare progetti concreti di messa in sicurezza.

C’è del marcio in tutto questo, e non ci si nasconda più dietro il cambiamento climatico: l’evidenza è ormai sotto gli occhi di tutti.

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