2 Ottobre 2026, venerdì
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Spin Time, il Viminale condannato a pagare 21 milioni per il mancato sgombero

La decisione del Tribunale civile di Roma riapre il caso dell’occupazione simbolo dell’emergenza abitativa nella Capitale

Il conto, alla fine, lo pagherà lo Stato. E non è un conto simbolico. Il Tribunale civile di Roma ha condannato il Ministero dell’Interno a risarcire oltre 21 milioni di euro per il mancato sgombero dell’immobile noto come Spin Time Labs, occupato dal 2013 nel quartiere Esquilino.

La sentenza interviene su uno dei casi più emblematici e controversi dell’emergenza abitativa romana: l’edificio di via Santa Croce in Gerusalemme, a pochi passi da San Giovanni, diventato negli anni un laboratorio politico, sociale e culturale, oltre che un’occupazione abitativa stabile.

Il cuore della controversia

L’immobile è di proprietà di InvestiRE Sgr, società che gestisce il Fondo immobili pubblici. Proprio la società ha promosso l’azione civile sostenendo che l’inerzia dello Stato, e in particolare del Viminale, abbia prodotto un danno economico rilevante, impedendo per oltre un decennio la piena disponibilità e valorizzazione del bene.

Secondo il Tribunale, la mancata esecuzione dello sgombero – nonostante i provvedimenti e le richieste – ha determinato una responsabilità risarcitoria in capo al Ministero dell’Interno. Una decisione che potrebbe aprire la strada a ulteriori contenziosi analoghi, in una città dove le occupazioni a scopo abitativo rappresentano da anni una questione strutturale e non emergenziale.

Un’occupazione simbolo

L’edificio di via Santa Croce in Gerusalemme fu occupato nel 2013 dai movimenti per il diritto all’abitare. Nel tempo è diventato molto più di uno stabile sottratto alla disponibilità del proprietario: al suo interno hanno trovato spazio centinaia di persone in difficoltà abitativa, ma anche attività culturali, eventi pubblici, iniziative politiche.

Il caso Spin Time è entrato nel dibattito nazionale nel 2019, quando il distacco della fornitura elettrica lasciò al buio decine di famiglie. In quell’occasione l’intervento del cardinale Konrad Krajewski, che riattivò personalmente il contatore, accese i riflettori internazionali sulla vicenda e rese lo stabile un simbolo del conflitto tra legalità formale e diritto all’abitare.

Le responsabilità e le conseguenze

La pronuncia del Tribunale non entra nel merito politico della questione abitativa, ma si concentra su un profilo giuridico preciso: l’obbligo dello Stato di dare esecuzione ai provvedimenti di sgombero e di tutelare il diritto di proprietà.

Il risarcimento da oltre 21 milioni di euro rappresenta una cifra significativa anche per i conti pubblici. Il Viminale potrà valutare l’eventuale impugnazione, ma la decisione segna un precedente importante: l’inerzia amministrativa, quando produce un danno economicamente quantificabile, può trasformarsi in responsabilità patrimoniale.

Il nodo politico

La sentenza riporta al centro una contraddizione irrisolta: da un lato il rispetto della legalità e della proprietà privata, dall’altro l’assenza di soluzioni strutturali per migliaia di famiglie in emergenza abitativa.

Roma, da oltre un decennio, convive con decine di occupazioni, spesso tollerate o rinviate per ragioni di ordine pubblico e per la mancanza di alternative concrete. Il caso Spin Time dimostra che il rinvio può avere un costo elevato – non solo politico e sociale, ma anche economico.

La partita ora si sposta su due piani: quello giudiziario, con le eventuali mosse del Ministero, e quello politico, dove con ogni probabilità tornerà in scena il copione già visto. Perché quando una sentenza presenta il conto allo Stato, il riflesso è noto: la colpa non è dell’inerzia, né delle scelte rinviate per anni, ma dei soliti giudici “brutti, cattivi e sporchi” che si ostinano ad applicare le norme. Ancora una volta una toga che non comprende le ragioni dell’esecutivo, ancora una volta un tribunale che – anziché allinearsi – osa punire. E così, tra un comunicato indignato e l’ennesimo affondo contro le “interferenze”, il macigno dei 21 milioni resta lì, concreto e contabilissimo, molto meno ideologico delle polemiche che inevitabilmente lo accompagneranno.

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