Un nuovo terremoto giudiziario scuote l’Assemblea regionale siciliana. Il deputato di Forza Italia Michele Mancuso è stato posto agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura di Caltanissetta.
Il provvedimento cautelare, richiesto dai magistrati guidati dal procuratore Salvatore De Luca e firmato dal gip nisseno, è stato eseguito dalla Squadra mobile insieme allo Sco di Roma. Secondo l’impostazione accusatoria, Mancuso avrebbe ricevuto 12mila euro in tre tranche per favorire l’associazione Genteemergente, destinataria di un finanziamento pubblico pari a 98mila euro per l’organizzazione di spettacoli nella provincia nissena.
L’ipotesi accusatoria
Il cuore dell’indagine ruota attorno alla gestione di fondi regionali destinati ad attività culturali. Gli inquirenti contestano al parlamentare regionale di avere orientato l’erogazione del contributo in cambio di una utilità economica personale. Una contestazione pesante: corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, fattispecie che presuppone l’abuso della funzione pubblica per un vantaggio privato.
Nella nota diffusa dalla Procura si parla di un “addebito provvisorio” relativo alla somma complessiva di 12mila euro, consegnata in tre diverse tranche. In cambio, secondo l’accusa, sarebbe stato garantito il sostegno all’associazione beneficiaria del contributo regionale.
Il giudice per le indagini preliminari, si legge ancora nel comunicato firmato dal procuratore De Luca, ha valutato le dichiarazioni rese dagli indagati nel corso dell’interrogatorio preventivo del 22 gennaio, ritenendole non idonee a superare il quadro dei “gravi indizi di colpevolezza” emerso nel corso delle indagini. Resta ferma – sottolinea la Procura – la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.
Gli altri indagati e le misure interdittive
Oltre a Mancuso, ai domiciliari è finito anche Lorenzo Gaetano Tricoli. Per altri tre indagati – Ernesto Trapanese, Manuela Trapanese e Carlo Rizioli – il gip ha disposto il divieto di esercitare attività d’impresa e di assumere incarichi direttivi in persone giuridiche e imprese per dodici mesi. I tre risultano rappresentanti legali o componenti dell’associazione coinvolta.
Il quadro che emerge dalle carte dell’inchiesta delinea un sistema di relazioni tra politica e mondo associativo locale, con l’ipotesi che i fondi pubblici destinati a iniziative culturali siano stati oggetto di indebite pressioni o scambi.
L’impatto politico
L’arresto di un deputato in carica riapre inevitabilmente il tema della trasparenza nella gestione delle risorse regionali in Sicilia. La vicenda tocca un settore – quello dei contributi per attività culturali e spettacoli – da sempre terreno delicato, dove discrezionalità amministrativa e controllo politico si intrecciano.
Sul piano giudiziario, l’indagine è ancora nella fase preliminare. Gli arresti domiciliari rappresentano una misura cautelare e non anticipano l’esito del processo. Sul piano politico, però, il caso è destinato ad avere ripercussioni immediate, sia all’interno del gruppo di Forza Italia all’Ars sia nel dibattito più ampio sulla gestione dei fondi pubblici.
La magistratura nissena prosegue intanto gli accertamenti per chiarire ruoli, responsabilità e flussi di denaro. La parola passa ora ai giudici del riesame e, se si arriverà al dibattimento, al processo. In gioco non c’è soltanto la posizione di un singolo parlamentare, ma la credibilità dell’istituzione regionale e la fiducia dei cittadini nella corretta amministrazione delle risorse pubbliche.
