Il conto è salato: quasi 20 milioni di euro. Ed è un conto che ora approda in aula. Il sindaco di Terni, imprenditore e figura divisiva del panorama politico umbro, è stato rinviato a giudizio a Roma con l’accusa di evasione fiscale. Secondo la Procura, tra il 2018 e il 2022 avrebbe omesso il versamento di imposte dovute in qualità di amministratore di fatto dell’università telematica Università Niccolò Cusano (Unicusano), l’ateneo privato di cui è fondatore e volto pubblico.
Il processo inizierà il prossimo 4 giugno davanti al tribunale monocratico della Capitale. Insieme al primo cittadino compariranno altri tre soggetti che, a vario titolo, hanno ricoperto ruoli di responsabilità nella gestione della società.
L’impianto accusatorio
Per gli inquirenti, la contestazione ruota attorno a un presunto mancato versamento di imposte per un ammontare complessivo di circa 20 milioni di euro, maturati in un arco temporale che va dal 2018 al 2022. Una cifra significativa che, secondo l’accusa, sarebbe riconducibile alla gestione dell’ateneo telematico.
Il nodo giuridico centrale riguarda la qualifica di “amministratore di fatto”: una figura che, pur non risultando formalmente investita della carica, eserciterebbe poteri decisionali e gestionali determinanti. È su questo punto che si giocherà una parte rilevante del confronto processuale. Dimostrare l’effettiva titolarità delle scelte, la catena delle responsabilità, la natura dei flussi fiscali contestati: saranno questi gli snodi tecnici su cui accusa e difesa misureranno le rispettive tesi.
Il doppio ruolo: imprenditore e sindaco
La vicenda giudiziaria investe una personalità pubblica che negli ultimi anni ha costruito un profilo politico fortemente identitario, diventando sindaco di Terni e portando nel dibattito amministrativo uno stile diretto e spesso polemico. Il rinvio a giudizio apre inevitabilmente una fase delicata anche sul piano istituzionale, pur non comportando alcuna conseguenza automatica sul mandato.
L’università telematica Unicusano, realtà consolidata nel panorama della formazione privata italiana, rappresenta il cuore dell’attività imprenditoriale di Bandecchi. Proprio per questo l’inchiesta assume un peso specifico non solo giudiziario, ma anche economico e reputazionale.
“Nessuna sorpresa”
All’uscita dal palazzo di giustizia di Roma, il sindaco non ha mostrato sorpresa. «Me lo aspettavo, tutto come previsto. Speriamo di poter dimostrare nel processo la nostra innocenza», ha dichiarato ai cronisti, rivendicando fiducia nell’esito del dibattimento.
Parole che delineano una linea difensiva improntata alla serenità e alla volontà di affrontare il procedimento nel merito. Sarà ora il processo a stabilire se l’impianto accusatorio troverà conferma o se, come sostiene la difesa, le contestazioni verranno smontate in aula.
La partita si gioca in tribunale
Il rinvio a giudizio non equivale a una condanna: è l’atto con cui il giudice per l’udienza preliminare ritiene che gli elementi raccolti dall’accusa meritino di essere valutati in dibattimento. Dal 4 giugno, dunque, la vicenda entrerà nella sua fase pubblica e cruciale, tra perizie contabili, testimonianze e ricostruzioni tecniche.
Per Terni e per il suo sindaco si apre una stagione complessa, in cui il calendario politico si intreccerà con quello giudiziario. Con un dato certo: la parola finale spetterà ai giudici.
