25 Settembre 2026, venerdì
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Addio all’Arco dell’Amore

Il maltempo cancella uno dei simboli più iconici del Salento: crolla in mare il monumentale arco dei Faraglioni di Sant’Andrea, a Melendugno. Il sindaco: “Un colpo al cuore per tutta la comunità”

Il mare se l’è ripreso nella notte, con la forza cieca delle mareggiate e il peso incessante della pioggia. In Salento non c’è più l’Arco dell’Amore, il maestoso ponte di roccia che per secoli ha incorniciato il blu dell’Adriatico lungo la costa di Melendugno. L’arco naturale dei Faraglioni di Sant’Andrea si è sbriciolato in mare, cancellando in poche ore uno dei luoghi più fotografati e riconoscibili della Puglia.

A determinare il crollo sarebbero state le violente perturbazioni che negli ultimi giorni hanno investito il litorale salentino. Piogge torrenziali, vento sostenuto, onde alte: un assedio naturale che ha messo a dura prova una struttura già fragile, scolpita nei millenni dall’erosione marina e da una conformazione geologica notoriamente instabile. L’arco era monitorato da tempo per la sua pericolosità, ma continuava a resistere, sospeso tra cielo e mare, diventando meta prediletta del turismo internazionale e scenario privilegiato per escursioni, fotografie, promesse d’amore.

Quella silhouette inconfondibile — una finestra di pietra aperta sull’orizzonte — rappresentava molto più di un’attrazione naturalistica. Era un simbolo identitario, un marchio visivo del Salento, un frammento di paesaggio entrato nell’immaginario collettivo. Sotto quell’arco si sono intrecciate storie private e narrazioni pubbliche, campagne promozionali e ricordi familiari, set fotografici e cartoline d’estate.

Il crollo segna una ferita paesaggistica ma anche culturale. Il sindaco di Melendugno, Maurizio Cisternino, non nasconde l’emozione: «È un colpo al cuore durissimo. Sparisce uno dei tratti turistici più famosi della nostra costa e dell’Italia intera. Un’icona del nostro territorio è frantumata e dispersa in mare. Il dispiacere coinvolge me come primo cittadino e tutta la comunità che ama le nostre località».

Parole che restituiscono la dimensione collettiva della perdita. «Purtroppo la natura fa il suo corso — prosegue il sindaco — e a volte quello che dà poi riprende. Sono momenti delicati, in cui le parole forse non hanno il peso giusto per descrivere cosa accade nel cuore di chi in questi territori ha trascorso l’infanzia, l’adolescenza e tutta la vita».

La vicenda riapre il tema della vulnerabilità delle coste pugliesi, sempre più esposte agli effetti combinati dell’erosione e degli eventi meteorologici estremi, che negli ultimi anni mostrano una frequenza e un’intensità crescenti. Il Salento, con le sue scogliere calcaree e le sue architetture naturali modellate dall’acqua, è un patrimonio di straordinaria bellezza ma anche di delicato equilibrio.

Ora, al posto dell’Arco dell’Amore, resta un vuoto nel paesaggio e una distesa di frammenti sommersi. Il mare continuerà a battere quella scogliera, ignaro del significato umano di ciò che ha distrutto. E i visitatori che torneranno ai Faraglioni di Sant’Andrea troveranno un panorama diverso, privato della sua cornice più celebre.

In Salento non è crollata soltanto una struttura di roccia. È venuto meno un simbolo, una promessa di eternità che la natura ha ricordato essere, invece, fragile e provvisoria.

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