17 Febbraio 2026, martedì
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Milano-Cortina, il caso sicurezza divide: la Cei frena sull’Ice, Teheran smentisce i Pasdaran e il Pd chiede chiarezza al Governo

Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, sicurezza e diplomazia sotto i riflettori: tra il nodo Ice e le polemiche sui Pasdaran, intervengono Cei, Iran e Parlamento

La partita della sicurezza alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 si gioca ben prima dell’accensione del braciere. E si trasforma in un terreno scivoloso, dove si intrecciano sovranità nazionale, relazioni internazionali e tensioni politiche interne. Dopo le indiscrezioni sulla possibile presenza di agenti dell’Ice, la polizia federale americana per l’immigrazione, arriva ora anche la presa di posizione della Conferenza episcopale italiana, mentre dal fronte iraniano giunge una smentita netta sull’eventuale coinvolgimento dei Pasdaran. In Parlamento, intanto, l’opposizione incalza l’esecutivo chiedendo chiarimenti immediati.

A intervenire sul tema è stato il segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Baturi, al termine del Consiglio permanente dei vescovi. Con parole misurate ma inequivocabili, l’alto prelato ha richiamato il principio della responsabilità nazionale: «Rispetto alla questione dell’ordine pubblico speriamo che sia assicurato il più possibile dalle nostre autorità». Un auspicio che suona come una presa di distanza dall’ipotesi di una gestione condivisa della sicurezza con apparati stranieri, in particolare con gli agenti dell’Ice, la cui presenza in Italia, secondo quanto emerso, sarebbe limitata a funzioni di supporto amministrativo e d’ufficio.

Il messaggio della Cei è chiaro: la tutela dell’ordine pubblico durante un evento di portata globale come le Olimpiadi deve restare prerogativa quasi esclusiva delle forze dell’ordine italiane. Un tema delicato, che tocca corde sensibili dell’opinione pubblica e richiama il nodo, mai del tutto sciolto, dell’equilibrio tra cooperazione internazionale e sovranità.

Se sul versante americano le conferme parlano di un ruolo defilato degli agenti Ice, ben più esplosiva è risultata la voce circolata nelle ultime ore sulla possibile presenza dei Pasdaran al seguito della delegazione iraniana. A innescare il caso è stato l’intervento in Aula al Senato di Alberto Balboni, presidente della Commissione Affari costituzionali e senatore di Fratelli d’Italia, che ha fatto riferimento a un coinvolgimento del corpo militare iraniano nella sicurezza degli atleti.

Un’affermazione che ha immediatamente sollevato un’ondata di reazioni politiche e ha spinto le opposizioni a chiedere spiegazioni formali al Governo. La smentita, tuttavia, è arrivata direttamente dall’ambasciata dell’Iran in Italia. In un messaggio pubblicato su X, la rappresentanza diplomatica ha chiarito che la squadra iraniana sarà composta «da quattro atleti della disciplina dello sci, un allenatore, il capo delegazione e un consigliere olimpico della Repubblica islamica dell’Iran», aggiungendo un invito esplicito a verificare «la veridicità delle notizie prima di qualsiasi analisi o presa di posizione politica».

Nonostante la smentita ufficiale, il caso è ormai approdato sui banchi del Parlamento. I senatori del Partito democratico Antonio Misiani e Cristina Tajani hanno presentato un’interrogazione ai ministri dell’Interno e degli Affari esteri, Matteo Piantedosi e Antonio Tajani, chiedendo di fare piena luce sulla vicenda. «Se confermato – sostengono – sarebbe un fatto gravissimo», soprattutto alla luce del ruolo dei Pasdaran, descritti come un corpo militare direttamente dipendente dalla Guida suprema iraniana e responsabile, secondo numerose organizzazioni internazionali, di gravi violazioni dei diritti umani e della repressione delle proteste interne.

Gli stessi senatori ricordano come il ministro Tajani abbia in passato proposto l’inserimento dei Pasdaran nella lista delle organizzazioni terroristiche, rendendo «incomprensibile e inaccettabile» anche solo l’ipotesi di una loro presenza sul territorio italiano durante un grande evento internazionale. Da qui le domande rivolte al Governo: se le affermazioni di Balboni corrispondano al vero, se non sia necessario interdire in modo esplicito l’accesso ai Pasdaran e quale sia, in definitiva, la posizione ufficiale dell’esecutivo su una questione che incrocia sicurezza nazionale, politica estera e credibilità democratica del Paese.

In attesa di risposte formali, una cosa appare certa: Milano-Cortina 2026 non sarà soltanto una vetrina sportiva globale, ma anche un banco di prova per la capacità dell’Italia di gestire, con trasparenza e autorevolezza, le complesse implicazioni politiche e diplomatiche di un evento planetario. E la partita, almeno sul fronte della sicurezza, è appena iniziata.

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