17 Febbraio 2026, martedì
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Il destino del figlio di Federica Torzullo: affidamento ai nonni materni sempre più probabile

Duplice tragedia ad Anguillara Sabazia, oggi la decisione del Tribunale dei minori di Roma. In aula anche Claudio Carlomagno

Il Tribunale per i minorenni di Roma è chiamato oggi a decidere sul futuro del figlio di Federica Torzullo, la 41enne uccisa dal marito Claudio Carlomagno nella villetta di famiglia ad Anguillara Sabazia. Il bambino, che non ha ancora compiuto dieci anni, è già stato collocato in via temporanea presso i nonni materni: una soluzione che, salvo colpi di scena, potrebbe essere confermata dai giudici, ritenuta al momento la più idonea a garantire stabilità e protezione al minore.

L’udienza odierna dovrà sciogliere l’ultimo nodo: confermare l’affidamento ai genitori della vittima oppure disporre, in via cautelativa, il trasferimento del bambino in una casa famiglia protetta. Ma l’ipotesi del rientro in una struttura appare residuale, alla luce del percorso già avviato e del contesto familiare ritenuto adeguato dagli operatori coinvolti.

In aula è attesa anche la presenza di Claudio Carlomagno, 44 anni, imprenditore, indagato per l’omicidio della moglie. Un passaggio giudiziario che si inserisce in una vicenda segnata da una drammatica escalation. Nei primi giorni successivi alla scomparsa di Federica, il figlio era rimasto con il padre nella villetta di via Tevere, dove vivevano anche i nonni paterni. Con il progressivo emergere di gravi elementi a carico dell’uomo, grazie alle indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo di Ostia, il Tribunale dei minori ha però sospeso la sua responsabilità genitoriale.

Con un provvedimento datato 17 gennaio – il giorno precedente al ritrovamento del corpo senza vita della donna e al fermo del marito – i giudici hanno disposto il collocamento temporaneo del bambino presso i nonni materni. Contestualmente, il sindaco di Anguillara Sabazia ha assunto formalmente il ruolo di tutore. In prospettiva, non viene esclusa nemmeno l’ipotesi di un futuro affidamento alla zia Stefania, anche in considerazione dell’età e delle esigenze del minore.

Per il bambino sono giorni durissimi. Assistito da psicologi e pedagogisti, stava iniziando lentamente a elaborare il trauma della perdita della madre. Un percorso fragile, interrotto da nuovi colpi: i nonni materni avevano chiesto ai carabinieri di recuperare il suo monopattino rimasto nella villetta di via Costantino 9, divenuta da luogo dell’infanzia teatro di un delitto efferato – Federica uccisa con una ventina di fendenti. Poco dopo, un’ulteriore notizia devastante: il suicidio dei nonni paterni.

Pasquale Carlomagno, 68 anni, e Maria Messenio, 65, si sono tolti la vita impiccandosi alla trave del portico della stessa abitazione. Sulla loro morte è stata aperta un’indagine per istigazione al suicidio contro ignoti, che si affianca a quella per omicidio e occultamento di cadavere a carico di Claudio Carlomagno.

Proprio nell’ambito di questo secondo filone potrebbe confluire una denuncia legata alla cosiddetta “gogna social”. La famiglia Carlomagno, tramite il legale di Davide Carlomagno – l’altro figlio della coppia – valuta iniziative giudiziarie in relazione ai commenti d’odio apparsi sui social network e alle pressioni provenienti dall’ambiente locale, che avrebbero contribuito al gesto estremo dei due anziani.

«Il mio assistito sta attraversando un momento di dolore assoluto – chiarisce l’avvocato in una nota –. Non è indagato né coinvolto in procedimenti penali e riveste esclusivamente la qualità di persona offesa per la morte dei propri genitori». Il legale precisa che Davide Carlomagno non rilascerà dichiarazioni, «né ora né in futuro», e annuncia di aver ricevuto mandato «per valutare e adottare ogni iniziativa a tutela dei suoi diritti, anche con riferimento a eventuali profili penalmente rilevanti, compresa l’ipotesi di istigazione al suicidio».

L’appello finale è alla responsabilità collettiva: «In un momento di dolore personale assoluto – conclude il legale – si chiede che la sua persona e la sua sfera privata vengano integralmente rispettate». Un invito che risuona mentre la giustizia tenta di ricostruire le responsabilità e, soprattutto, di garantire un futuro il più possibile sereno all’unica vera vittima innocente di questa tragedia: un bambino a cui è stato strappato tutto, troppo in fretta.

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