L’Europa compie un passo storico verso l’autonomia energetica: entro il 2027, i rubinetti del gas russo saranno chiusi definitivamente. Gli Stati membri dell’Unione europea hanno infatti approvato in via definitiva il regolamento che vieta gradualmente l’importazione di gas naturale liquefatto (GNL) e gas da gasdotto proveniente dalla Russia, segnando una svolta epocale nella strategia energetica comunitaria.
Il divieto scatterà dall’inizio del 2027 per il GNL e dall’autunno dello stesso anno per il gas da gasdotto. La decisione ha trovato il consenso quasi unanime: tutti i Paesi hanno detto sì, tranne Ungheria e Slovacchia, che dipendono fortemente dalle forniture russe, mentre la Bulgaria si è astenuta.
La nuova normativa prevede controlli rigorosi: ogni Paese dovrà verificare la provenienza del gas prima di autorizzarne l’ingresso. Chi trasgredirà rischia sanzioni pesanti: almeno 2,5 milioni di euro per i privati e 40 milioni per le aziende, o comunque una percentuale significativa del fatturato annuo, fino al 300% delle transazioni coinvolte. In casi eccezionali, se la sicurezza dell’approvvigionamento dovesse essere seriamente minacciata, Bruxelles potrà sospendere temporaneamente il divieto per un massimo di quattro settimane.
Verso nuovi scenari energetici
L’Ue non si limita a chiudere i rubinetti: i Paesi membri dovranno predisporre piani nazionali per diversificare le forniture di gas e affrontare eventuali criticità legate alla sostituzione del gas russo. Le aziende dovranno notificare alle autorità e alla Commissione eventuali contratti residui di approvvigionamento da Mosca. Anche chi ancora importa petrolio russo dovrà presentare strategie di diversificazione, in vista di una legislazione europea che dovrebbe eliminare gradualmente le importazioni di petrolio dalla Russia entro la fine del 2027.
Negli ultimi anni le forniture russe sono già calate sensibilmente: le importazioni di petrolio sono scese sotto il 3% nel 2025, grazie alle sanzioni vigenti, mentre il gas russo rappresenta ancora circa il 13% delle importazioni Ue, per un valore di oltre 15 miliardi di euro all’anno. Con questa nuova misura, l’Europa punta a ridurre ulteriormente la dipendenza energetica da Mosca, aprendo la strada a un futuro più sicuro e sostenibile.
