5 Ottobre 2026, lunedì
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Crans-Montana, l’Italia alza la voce: Tajani richiama l’ambasciatore. Meloni: «Verità e giustizia per le vittime»

Crans-Montana, caso Moretti. Tensione diplomatica tra Roma e Berna dopo la decisione della magistratura cantonale

L’Italia rompe gli indugi e porta il caso Crans-Montana sul piano diplomatico. Dopo la scarcerazione di Jacques Moretti, proprietario del locale “Le Constellation” teatro della strage di Capodanno, il governo italiano ha disposto il richiamo a Roma dell’ambasciatore in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado. Una decisione senza precedenti recenti nei rapporti tra i due Paesi, maturata all’indomani della liberazione dell’imprenditore svizzero, avvenuta senza l’applicazione del braccialetto elettronico e dietro pagamento di una cauzione di 200mila franchi (circa 215mila euro).

A motivare il passo formale è stata l’“indignazione profonda” dell’esecutivo italiano di fronte a una scelta giudiziaria ritenuta incomprensibile e offensiva. «Non possiamo accettare che il sentimento del popolo italiano venga calpestato», ha dichiarato il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani, parlando alla Farnesina. «Jacques Moretti potrebbe fuggire. L’inchiesta presenta falle evidenti e preoccupanti».

Durissima anche la presa di posizione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. In una nota di Palazzo Chigi, la premier ha ribadito che «l’Italia tutta chiede a gran voce verità e giustizia», sottolineando come la scarcerazione dell’uomo ritenuto responsabile del locale in cui morirono 40 persone e rimasero ferite altre 116 rappresenti «una grave offesa» e «un’ulteriore ferita inflitta alle famiglie delle vittime».

Secondo quanto comunicato ufficialmente, Meloni e Tajani avevano dato mandato all’ambasciatore Cornado di contattare immediatamente la procuratrice generale del Canton Vallese, Béatrice Pilloud, per esprimere la viva protesta del governo italiano contro la decisione del Tribunale delle Misure Coercitive di Sion. Un incontro che, tuttavia, è stato negato dalla magistrata cantonale, circostanza che ha ulteriormente irrigidito la posizione di Roma.

Tajani non ha nascosto la propria irritazione: «Ho parlato a lungo con il ministro degli Esteri svizzero Ignazio Cassis. Ho espresso la nostra indignazione per l’operato della magistratura cantonale. Cassis mi ha assicurato solidarietà e la volontà del governo federale di fare piena chiarezza, ma il problema resta».

Nel mirino della Farnesina c’è l’intera gestione dell’inchiesta. «È partita in ritardo, ha consentito ai due responsabili — Moretti e la sua compagna Jessica Maric — prima di tentare la fuga e poi di inquinare le prove», ha accusato il ministro. «Per 200mila franchi, in quel cantone, si è di fatto venduta la giustizia. È inaccettabile».

Pur definendosi «iper-garantista», Tajani ha ribadito quella che ha chiamato «la responsabilità oggettiva» di Moretti, sottolineando la necessità di accelerare i tempi del procedimento penale, evitare ulteriori contaminazioni probatorie e valutare persino il trasferimento dell’inchiesta a un altro cantone. Il governo italiano, intanto, sta esaminando la possibilità di costituirsi parte civile.

Jacques Moretti si trovava in stato di detenzione preventiva dal 9 gennaio. La sua liberazione, avvenuta a poche settimane dalla tragedia, ha riaperto una ferita ancora sanguinante. Per Roma, non si tratta solo di un caso giudiziario, ma di una questione di rispetto verso le vittime e le loro famiglie. Una linea che il governo Meloni intende difendere fino in fondo, anche a costo di incrinare, almeno temporaneamente, i rapporti con Berna.

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