6 Ottobre 2026, martedì
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Ucraina, via libera del Cremlino: debutta ad Abu Dhabi il negoziato trilaterale con Stati Uniti e Kiev

Vertice notturno al Cremlino sblocca il formato dei negoziati: Washington, Mosca e Kiev allo stesso tavolo per sicurezza e dossier economici

Dopo settimane di manovre diplomatiche e contatti riservati, arriva il segnale politico che mancava: la Russia ha dato il suo assenso all’avvio dei primi colloqui trilaterali con Stati Uniti e Ucraina. L’appuntamento è fissato per il 23 gennaio ad Abu Dhabi, dove le tre parti si incontreranno per discutere di garanzie di sicurezza e di questioni economiche connesse al percorso, ancora accidentato, verso la fine della guerra.

La svolta è maturata nella notte tra giovedì e venerdì al Cremlino, al termine di un vertice durato tre ore e mezza tra il presidente Vladimir Putin e una delegazione statunitense. A confermare ufficialmente l’intesa sul formato e sul calendario dell’incontro è stato il consigliere presidenziale russo Jurij Ushakov, che ha parlato di un accordo condiviso per dare il via al “gruppo di lavoro trilaterale Russia-Usa-Ucraina sulle questioni di sicurezza”.

Al tavolo del Cremlino, accanto a Putin, sedevano lo stesso Ushakov e Kirill Dmitriev, rappresentante speciale della presidenza russa. La delegazione americana era guidata dall’inviato speciale del presidente Steve Witkoff e comprendeva Jared Kushner, imprenditore e genero di Donald Trump, oltre a una novità significativa: Josh Gruenbaum, senior advisor della Casa Bianca, chiamato per la prima volta a partecipare a questo tipo di colloqui grazie alla sua esperienza sui dossier economici. Un segnale che indica come, accanto ai temi strettamente militari e di sicurezza, il negoziato guardi anche alle ricadute finanziarie e alla ricostruzione.

La scelta di Abu Dhabi come sede non è casuale: terreno diplomatico neutro, già utilizzato in passato per facilitare dialoghi complessi, e percepito come accettabile da tutte le parti in causa. L’obiettivo immediato non è una soluzione lampo del conflitto, ma la creazione di un canale stabile di confronto che consenta di affrontare nodi finora rimasti irrisolti.

Sul fronte europeo, intanto, il clima resta teso. Il premier ungherese Viktor Orbán è tornato all’attacco, sostenendo che “alcuni Paesi dell’Unione europea non vogliono la fine della guerra”, una dichiarazione che riaccende le divisioni interne all’Ue sul dossier ucraino proprio mentre si apre un nuovo capitolo della diplomazia internazionale.

Il debutto del formato trilaterale rappresenta dunque un passaggio delicato e potenzialmente decisivo. Molto dipenderà dalla volontà politica delle parti di trasformare il confronto di Abu Dhabi da semplice test diplomatico a primo passo concreto verso una de-escalation. Per ora, il fatto che Mosca, Washington e Kiev accettino di sedersi allo stesso tavolo segna una novità di rilievo in un conflitto che, da mesi, sembrava bloccato su posizioni inconciliabili.

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