Un intervento atteso e, per molti versi, decisivo per l’umore dei mercati. Dal palco del World Economic Forum di Davos, Donald Trump ha scelto registri più misurati rispetto al passato, riuscendo nell’immediato a rassicurare gli investitori. Le Borse hanno reagito positivamente: i future americani, negativi prima del suo discorso, hanno invertito la rotta; i listini europei hanno ridotto sensibilmente le perdite. Piazza Affari, ad esempio, è passata da un calo dell’1,3% a circa -0,6%, mentre Wall Street ha aperto in territorio positivo, con l’S&P 500 in rialzo dello 0,3%.
“Economia Usa ai massimi storici”
Trump ha aperto il suo intervento rivendicando i risultati economici della sua amministrazione: Wall Street sui massimi, inflazione “sotto controllo” e una crescita che, a suo dire, ha rimesso l’economia statunitense al centro del motore globale. Non è mancato l’attacco frontale all’amministrazione Biden, soprattutto sulle politiche energetiche e ambientali. Nel mirino, ancora una volta, l’energia eolica: “I rotori li producono in Cina – ha ironizzato – ma in Cina non ho visto nessun parco eolico”.
Immigrazione e avvertimenti all’Europa
Rivolgendosi ai leader europei presenti in sala, Trump ha affermato di “non riconoscere più alcune parti dell’Europa”, accusando diversi Paesi di aver perso il controllo dei flussi migratori. Un passaggio che ha preparato il terreno al tema più delicato e controverso del discorso: la Groenlandia.
“Vogliamo indietro la Groenlandia”
Il presidente Usa non ha fatto marcia indietro sull’obiettivo strategico. In un primo momento ha evocato scenari muscolari (“possiamo fare quello che avete visto in Venezuela”), salvo poi correggere il tiro e ribadire una linea ufficialmente negoziale. La sostanza, però, resta immutata: Washington vuole acquistare la Groenlandia.
“Abbiamo un enorme rispetto per il popolo della Danimarca e della Groenlandia – ha spiegato – ma nessuno può garantirne la sicurezza come gli Stati Uniti”. Secondo Trump, l’isola è oggi indifesa in un’area cruciale sotto il profilo geopolitico e delle risorse naturali. Da qui la richiesta di “negoziati immediati”, richiamando precedenti storici che, a suo dire, legittimerebbero l’operazione.
Il presidente ha ricordato che nel secondo dopoguerra la Groenlandia era sotto controllo statunitense e che fu un errore restituirla alla Danimarca: “All’epoca non era così strategica come oggi”. Poi la battuta destinata a far discutere: “Chiedo solo un pezzo di ghiaccio in cambio della pace mondiale”.
“Non useremo la forza, ma ce ne ricorderemo”
Trump ha escluso esplicitamente il ricorso alla forza militare, ma ha lasciato intendere che un rifiuto danese avrebbe conseguenze politiche: “Potete dire di no, ma noi ce ne ricorderemo”. Il ragionamento si allarga alla Nato: gli Stati Uniti, ha sottolineato, contribuiscono più di tutti all’Alleanza, ricevendo in cambio “molto poco” da anni.
La frecciata a Macron e la Francia nel mirino
Non sono mancate le stoccate personali. Parlando di commercio e del prezzo dei farmaci, Trump ha accusato la Francia di aver “sfruttato gli Stati Uniti per trent’anni”. Il tutto preceduto da una parentesi ironica sugli “occhiali spettacolari” di Emmanuel Macron: “Quando l’ho visto con quegli occhiali a specchio mi sono chiesto che diavolo stesse succedendo”.
Ucraina, Zelensky e i rapporti con Putin
Trump ha poi annunciato un incontro in giornata con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, presente a Davos. Sulla guerra in Ucraina, la linea resta netta: “Spetta all’Europa risolverla, non agli Stati Uniti”. Il presidente ha rivendicato la sua esperienza di mediatore, sostenendo di aver risolto otto conflitti in un anno e citando una telefonata di Vladimir Putin, stupito – secondo Trump – per la rapidità con cui avrebbe chiuso la disputa tra Armenia e Azerbaigian.
Fed: “Presto il nuovo presidente”
In chiusura, l’annuncio atteso dai mercati: il nome del prossimo presidente della Federal Reserve sarà comunicato “molto presto”. Trump ha elogiato tutti i candidati in corsa, salvo poi tornare ad attaccare l’attuale numero uno della Fed, Jerome Powell, definito ancora una volta “terribile” e “sempre in ritardo”.
Un discorso dai toni più morbidi, dunque, ma con messaggi politici e strategici tutt’altro che concilianti. I mercati, per ora, applaudono. La geopolitica resta in allerta.
