Non ce l’ha fatta Bruno Savoia. È morto questa mattina, poco prima dell’alba, all’ospedale Sant’Andrea di Vercelli, dove era ricoverato in rianimazione dal giorno di Capodanno. Aveva 43 anni e il primo gennaio era rimasto gravemente ferito dall’esplosione di un petardo artigianale, che gli aveva causato la perdita della mano sinistra e lesioni devastanti in più parti del corpo.
Savoia viveva a Vercelli con la compagna, Grazia. Nella notte di San Silvestro era sceso nel cortile del palazzo insieme ad alcuni amici per festeggiare l’arrivo del nuovo anno. In quel contesto avrebbe acceso un petardo costruito artigianalmente. L’esplosione è stata violentissima, tanto da richiamare immediatamente l’attenzione degli altri residenti dello stabile.
Dopo lo scoppio, l’uomo è stato soccorso inizialmente dagli amici e trasportato in auto al pronto soccorso. La compagna ha raccontato di aver tentato a lungo di ottenere l’intervento dei soccorsi: «Ho chiamato l’ambulanza per 18 volte, ma non arrivava mai», ha denunciato.
All’arrivo in ospedale le condizioni di Bruno Savoia sono apparse subito disperate. I medici lo hanno sottoposto a un complesso intervento chirurgico, ma non è stato possibile salvare l’arto. Oltre all’amputazione della mano, l’uomo aveva riportato gravi lesioni all’addome e ustioni in diverse zone del corpo. Dopo 18 giorni di lotta tra la vita e la morte, il quadro clinico si è aggravato fino al decesso.
Nelle prossime ore la Procura di Ivrea potrebbe disporre l’autopsia per chiarire con precisione le cause della morte. Intanto proseguono le indagini dei carabinieri di Vercelli, chiamati a ricostruire nel dettaglio quanto accaduto durante quella notte di festa trasformata in tragedia.
A distanza di quasi tre settimane, però, il dolore per la perdita di un concittadino si intreccia inevitabilmente con una riflessione più ampia sulla sicurezza e sulla prevenzione. Le ordinanze emanate in occasione delle festività – compresa quella del Comune di Vercelli – sono ormai un ricordo sbiadito, provvedimenti giudicati da più parti inefficaci e privi di reale incisività. Già prima di Capodanno, il coordinatore provinciale del Movimento 5 Stelle aveva sollevato, attraverso comunicati e interventi sui media, interrogativi condivisi da una parte della cittadinanza, rimasti però senza risposte.
Oggi Vercelli piange Bruno Savoia e si stringe attorno alla sua famiglia, come è giusto che sia. Ma resta quel “ma” che pesa come un macigno: quando chi ha il compito di garantire ordine e sicurezza appare diviso tra obblighi formali e scelte di comodo, il fatto che non si sia contato un bilancio ancora più grave ha il sapore del miracolo. Una considerazione che non riguarda solo Vercelli, ma molti altri centri italiani.
Sul tema dei botti di Capodanno, delle tradizioni ormai anacronistiche e dei rischi connessi, il dibattito torna puntuale ogni anno per poi spegnersi rapidamente. Eppure, per ottenere una reale evoluzione culturale e una vera responsabilizzazione, non basta una “mezza ordinanza” emanata per dovere d’ufficio: servono scelte più coraggiose, controlli efficaci e una presa di coscienza collettiva. Perché dietro ogni numero, ogni statistica, c’è una vita. E quella di Bruno Savoia si è spezzata in una notte che doveva essere di festa.
