L’Unione europea prova a spegnere sul nascere una nuova miccia nelle relazioni transatlantiche. È in programma per oggi pomeriggio una riunione d’emergenza degli ambasciatori dei 27 Stati membri, convocata per valutare una risposta comune alle dichiarazioni di Donald Trump sulla Groenlandia e alla minaccia di nuovi dazi commerciali contro i Paesi che ostacolassero un suo disegno sull’isola artica.
L’allarme è scattato dopo che l’ex presidente statunitense ha evocato l’ipotesi di imporre ulteriori imposte doganali nei confronti di chi si opponesse all’invio di truppe o a iniziative volte a sottrarre la Groenlandia all’attuale assetto di sovranità. Un’uscita che ha immediatamente riattivato i canali diplomatici europei, preoccupati sia per il profilo geopolitico della vicenda sia per le possibili ricadute economiche.
Da Seul, dove si trovava per un punto stampa, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha preso posizione in modo netto: un aumento dei dazi, ha sottolineato, sarebbe «un errore», una scelta che l’Italia non condivide perché destinata ad aggravare le tensioni anziché risolverle.
Sulla stessa linea la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che in un messaggio pubblicato su X ha ribadito la volontà di Bruxelles di non arretrare: «Le imposte doganali minerebbero le relazioni transatlantiche e rischierebbero di innescare una pericolosa spirale discendente. L’Europa resterà unita, coordinata e determinata a difendere la propria sovranità».
Parole rafforzate dall’intervento della presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, che ha voluto chiarire senza ambiguità la posizione politica dell’Unione: «La Groenlandia non è in vendita. La sua sovranità e la sua integrità territoriale devono essere rispettate».
La convocazione del vertice degli ambasciatori è stata formalmente richiesta da Cipro, che in questo semestre detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’Ue. L’obiettivo è duplice: riaffermare un fronte comune sul piano diplomatico e prevenire un’escalation commerciale che potrebbe avere conseguenze pesanti per entrambe le sponde dell’Atlantico. In gioco non c’è solo il destino di un territorio strategico dell’Artico, ma l’equilibrio complessivo dei rapporti tra Europa e Stati Uniti.
