Lo scontro diplomatico tra Iran, Stati Uniti e Israele si fa sempre più aspro e approda ufficialmente alle Nazioni Unite. L’ambasciatore iraniano all’Onu, Amir Saeid Iravani, ha inviato una lettera al segretario generale Antonio Guterres in cui accusa apertamente Washington e Tel Aviv di avere una “responsabilità legale diretta e innegabile” per la morte di civili innocenti, “in particolare tra i giovani”. Un atto formale che segna un ulteriore irrigidimento della posizione di Teheran e rilancia il confronto sul piano internazionale.
Parallelamente, gli Stati Uniti hanno innalzato il livello di allerta per i propri cittadini presenti nella Repubblica islamica. Il Dipartimento di Stato ha diramato un appello netto: lasciare immediatamente l’Iran. In assenza di voli o di canali regolari, Washington suggerisce di valutare l’uscita via terra, in direzione Armenia o Turchia. Non solo: agli americani viene raccomandato di dotarsi di mezzi di comunicazione alternativi, a causa delle continue interruzioni di internet, e di predisporre un piano di evacuazione che non faccia affidamento sull’assistenza del governo statunitense.
Il clima di crescente tensione è aggravato da nuove minacce incrociate. Secondo quanto riportato da Reuters, l’Iran avrebbe avvertito alcuni Paesi della regione – tra cui Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Turchia – che, in caso di attacco diretto da parte degli Stati Uniti, risponderebbe colpendo le basi militari americane presenti nei loro territori. Un messaggio che amplia il perimetro del possibile conflitto e coinvolge attori regionali chiave.
Da Doha arriva intanto un appello alla prudenza. Il Qatar, attraverso il portavoce del ministero degli Esteri Majid Al Ansari, ha lanciato l’allarme sui rischi di una nuova escalation. “Le conseguenze per il Medio Oriente potrebbero essere catastrofiche”, ha avvertito, sottolineando la necessità di evitare un ulteriore deterioramento della situazione.
Tra accuse formali all’Onu, avvisi di evacuazione e minacce di ritorsioni, il quadro che emerge è quello di una crisi in rapido aggravamento, con il rischio concreto che un nuovo fronte di instabilità travolga l’intera regione.

