18 Febbraio 2026, mercoledì
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Iran, i media: «Trump pronto a un attacco militare Usa entro 24 ore». Proteste nel sangue e rischio guerra

Escalation senza precedenti tra repressione interna e minacce internazionali: Teheran nel caos, Washington alza il livello di allerta

La crisi iraniana entra in una fase drammatica e potenzialmente esplosiva, sul piano interno e su quello internazionale. Da settimane il Paese è attraversato da proteste di massa contro il carovita e il peggioramento delle condizioni economiche, manifestazioni che hanno portato in strada centinaia di migliaia di cittadini in numerose città. Ma da giorni ricostruire con precisione ciò che accade è diventato quasi impossibile: le autorità di Teheran hanno oscurato Internet su scala nazionale, isolando di fatto l’Iran dal resto del mondo e impedendo il flusso di informazioni verso l’esterno.

Sul terreno, intanto, la repressione non accenna a fermarsi. Le forze di sicurezza continuano a intervenire con estrema durezza contro i manifestanti. Nella serata di martedì 13 gennaio, il governo iraniano ha ammesso ufficialmente la morte di oltre 2.500 persone dall’inizio delle proteste. Un bilancio già gravissimo, ma che secondo l’emittente dei dissidenti Iran International sarebbe di gran lunga sottostimato: le vittime reali, riferiscono fonti dell’opposizione, supererebbero quota 12mila.

A rendere il quadro ancora più teso è il braccio di ferro con gli Stati Uniti. I rapporti tra Washington e Teheran si sono ulteriormente deteriorati dopo le dichiarazioni di Donald Trump, che ha promesso «azioni molto forti» nel caso in cui il governo iraniano desse seguito alle esecuzioni di massa annunciate contro alcuni manifestanti arrestati. Una minaccia che ha trovato immediata eco sui media internazionali, secondo i quali l’amministrazione americana starebbe valutando un possibile attacco militare entro 24 ore.

La Casa Bianca, che negli ultimi giorni ha espresso un sostegno sempre più esplicito alle proteste popolari contro il regime degli ayatollah, ha intanto disposto l’evacuazione di una parte del personale militare statunitense di stanza in Qatar. Una misura precauzionale che segnala il timore di ritorsioni e l’innalzamento del livello di allerta nella regione.

Tra blackout informativo, repressione sanguinosa e minacce incrociate, l’Iran appare oggi al centro di una crisi che rischia di travalicare i confini nazionali. E mentre le piazze continuano a ribollire, lo spettro di un nuovo confronto militare in Medio Oriente torna ad affacciarsi con forza.

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