È passato più di un mese dal trasferimento dei tre bambini e della loro madre, Catherine Birmingham, dalla casa nel bosco di Palmoli (Chieti) a una struttura protetta a Vasto, in provincia di Chieti. L’ordinanza del Tribunale dei Minori de L’Aquila ha stabilito che i bambini fossero allontanati per proteggerli da una vita che, secondo il giudice, li aveva costretti a privazioni sia materiali che relazionali, in un ambiente ritenuto troppo isolato e poco conforme alle normali necessità di sviluppo. Eppure, per Nathan Trevallion, padre britannico dei piccoli, questa decisione ha scatenato una serie di emozioni difficili da gestire. Dopo settimane di silenzio imposto dai difensori legali, Nathan ha finalmente deciso di parlare.
In un’intervista a cuore aperto con La Stampa, il 51enne ha descritto lo stato psicologico dei suoi figli e le difficoltà quotidiane che la separazione gli sta causando. “I miei figli sono distrutti dall’ansia”, ha raccontato. “Sono diventati litigiosi e, soprattutto, sono costantemente agitati. È come se avessero perso la loro serenità. Prima non litigavano mai tra di loro. Ora, quando li saluto e devo andare via, mi sento come se stessi lasciando un pezzo di loro dietro. È come se volessero sfuggire a ciò che provano”.
Il dolore dei bambini: litigi e tristezza
Trevallion ha raccontato che i suoi bambini reagiscono alla separazione in modi diversi. Il più piccolo, in particolare, “rompe le cose che ama di più” e litiga con i fratelli, anche con la sorella gemella con cui ha un legame molto forte. La gemella, invece, piange e si arrabbia ogni volta che vede il padre allontanarsi. La maggiore, di 8 anni, cerca di trattenere la sua tristezza, ma “si morde le dita fino a farle diventare rosse”, un segno evidente del suo malessere.
Nonostante il dolore, il loro desiderio è chiaro: “Tutto ciò che vogliono è tornare a casa”, afferma Nathan. “Vogliono vivere con i nostri animali, nella natura, rispettando le regole, come facevamo prima”. Questo, secondo il padre, è il cuore della loro filosofia di vita, che si basa su un’esistenza semplice, lontana dai consumi e dalle convenzioni della società moderna. “La nostra condizione di vita – aggiunge Trevallion – è molto comune nelle famiglie che vivono in ambienti rurali, in ogni parte del mondo. Non siamo i soli a vivere in questo modo. Non abbiamo mai fatto del male a nessuno, e non abbiamo mai messo in pericolo i nostri figli”.
La difesa di una scelta di vita
Secondo Trevallion, la filosofia che lui e sua moglie Catherine hanno scelto di seguire non è altro che una reazione alla frenesia del mondo moderno. “Abbiamo deciso di non consumare le risorse della Terra senza porci delle domande su cosa stiamo facendo. Viviamo in armonia con la natura, e questo è ciò che ci fa sentire vivi. Non crediamo di aver fatto qualcosa di sbagliato”.
Il padre dei bambini spera che, alla fine, la verità emerga e che la giustizia riconosca la bontà delle sue intenzioni. “Siamo pronti a rispettare tutte le regole che verranno stabilite, ma ciò che vogliamo è tornare a vivere con i nostri figli, nel nostro casolare, in pace e in libertà”.
Il futuro giudiziario: le indagini sulla capacità genitoriale
Nel frattempo, la questione della capacità genitoriale dei Trevallion e della sua compagna Catherine è oggetto di una valutazione approfondita. Il 5 gennaio, il Tribunale dei Minori ha incaricato la psicologa Simona Ceccoli di svolgere un’indagine psico-diagnostica per verificare se la coppia sia in grado di assumere la responsabilità genitoriale. A partire dal 23 gennaio, la consulente inizierà ad esaminare i genitori per capire se le loro scelte di vita, e in particolare l’isolamento nel bosco, possano aver avuto un impatto negativo sul benessere dei bambini.
La relazione della psicologa dovrà essere consegnata al Tribunale entro 120 giorni, e sarà decisiva per determinare se e quando la famiglia potrà ricongiungersi. Nel frattempo, Nathan e Catherine continuano a sperare che la loro vita di “libertà naturale” possa un giorno essere riconosciuta come un’opzione valida per crescere i loro figli, sempre nel rispetto delle regole e della sicurezza.
