Un interrogatorio lungo e carico di passaggi drammatici, nel quale Emilio Gabriel Valdez Velazco, 57 anni, ha tentato di ricostruire i momenti che hanno preceduto l’uccisione di Aurora Livoli, la 19enne trovata senza vita lo scorso 29 dicembre nel cortile di un palazzo di via Paruta, a Milano. Davanti ai pubblici ministeri e ai carabinieri, l’uomo ha ammesso l’aggressione, descrivendo una scena di violenza progressiva culminata nell’omicidio.
«Ha iniziato subito a urlare “lasciami, lasciami”», ha dichiarato Valdez nel verbale. Secondo la sua versione, per zittirla avrebbe prima cercato di tapparle la bocca e poi le avrebbe stretto le mani al collo mentre la giovane tentava di fuggire. L’uomo parla apertamente di una colluttazione, di ripetuti ordini intimati alla ragazza di stare zitta e di minacce di continuare a stringere se non si fosse calmata. «Tentava di andare via», ha messo a verbale, aggiungendo che la violenza si sarebbe protratta per circa due ore all’interno del cortile, nel quale i due sarebbero entrati «per caso».
Una ricostruzione che ora gli investigatori stanno verificando con attenzione, confrontandola con le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona, che hanno già documentato parte degli spostamenti della coppia.
Nel suo racconto, Valdez colloca l’incontro con Aurora dopo l’assunzione di cocaina e il consumo di birra in un parco vicino a una fermata della metropolitana. È lì che, secondo quanto riferito, la giovane gli avrebbe chiesto una sigaretta. «Avevo dei soldi per andarle a comprare», avrebbe spiegato. Da quel momento avrebbero iniziato a camminare insieme, un percorso ripreso dalle telecamere, fino all’ingresso nel cortile di via Paruta, teatro degli abusi e dell’omicidio.
Alla domanda cruciale dei magistrati sul perché dell’uccisione, la risposta del 57enne è apparsa confusa e inquietante: «Perché la ragazza, spaventata, ha iniziato a urlare di nuovo… non so cosa mi sia passato per la mente». Valdez ha anche sostenuto di essere tornato successivamente nel cortile soltanto per recuperare il cellulare che avrebbe dimenticato e di aver compreso la gravità di quanto accaduto solo il giorno seguente, dopo aver visto la notizia in televisione.
Sul fronte giudiziario, la Procura ha chiesto la custodia cautelare in carcere per omicidio volontario aggravato e violenza sessuale. Nei prossimi giorni è attesa una nuova ordinanza nei confronti dell’uomo, che si trova già detenuto nel carcere di San Vittore per una brutale tentata rapina avvenuta la stessa sera.
Intanto, il dolore resta. Sabato 10 gennaio, nella chiesa di San Giovanni Battista a Monte San Biagio, in provincia di Latina, familiari e amici si riuniranno per l’ultimo saluto ad Aurora Livoli, mentre l’inchiesta prosegue per fare piena luce su una morte che ha profondamente scosso Milano.
