Nel nuovo corso inaugurato dal secondo mandato di Donald Trump alla Casa Bianca, gli Stati Uniti stanno prendendo progressivamente le distanze sia dagli alleati storici sia dall’impianto delle norme che hanno retto l’ordine internazionale negli ultimi decenni. È un giudizio netto quello espresso dal presidente francese Emmanuel Macron nel tradizionale discorso annuale rivolto agli ambasciatori, pronunciato all’Eliseo.
Secondo il capo dello Stato francese, il cambio di passo di Washington non è solo una questione di stile politico o di priorità strategiche, ma segnala una trasformazione più profonda delle relazioni internazionali. Gli Usa, ha spiegato Macron, tendono a “svincolarsi dalle regole” del multilateralismo, indebolendo quei meccanismi di cooperazione che avevano garantito stabilità e prevedibilità nei rapporti tra le nazioni.
In questo contesto, il presidente ha evocato il rischio crescente di una diplomazia fondata sulla forza e sull’influenza, arrivando a parlare di una vera e propria “aggressione neocoloniale” che si manifesta sempre più spesso nello scenario globale. Un approccio che, a suo avviso, mina il ruolo delle istituzioni internazionali, ormai “sempre meno efficaci” nel contenere conflitti e competizioni geopolitiche.
Lo sguardo di Macron si è quindi allargato al quadro generale: il mondo, ha avvertito, sembra avviarsi verso una nuova era dominata dalle grandi potenze, con la “reale tentazione di spartirsi il pianeta” in aree di influenza contrapposte. Un ritorno a logiche di potenza che mette sotto pressione l’Europa e rafforza, secondo il presidente francese, la necessità di un’Unione più coesa, capace di difendere il multilateralismo e un ordine internazionale fondato sulle regole.
Il messaggio agli ambasciatori è chiaro: di fronte a un’America più distante e a istituzioni globali indebolite, la Francia e l’Europa devono assumersi maggiori responsabilità per evitare che il mondo scivoli verso una frammentazione geopolitica sempre più instabile.
