6 Ottobre 2026, martedì
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Gaza, una bambina di 11 anni uccisa a Jabalya nonostante il cessate il fuoco

Il racconto dei familiari dal nord della Striscia: colpita in casa mentre dormiva in un’area considerata sicura dopo la tregua

Aveva undici anni e un sogno semplice e potente: diventare medico. Un sogno spezzato all’alba di giovedì, tra le mura della sua casa a Jabalya, nel nord della Striscia di Gaza, dove una bambina è stata uccisa da colpi d’arma da fuoco e da schegge che hanno raggiunto l’abitazione in cui viveva con la sua famiglia.

A raccontare quanto accaduto è lo zio, ancora sotto shock. Secondo i familiari, i colpi sarebbero stati esplosi da truppe israeliane nelle prime ore del mattino. La casa si trova nel quartiere di Falluja, un’area che, dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco lo scorso 10 ottobre, era stata indicata come relativamente sicura. Ma la tregua, spiegano i residenti, non ha mai significato silenzio delle armi.

«Qui gli spari sono quasi quotidiani», racconta lo zio della bambina, smentendo nei fatti l’idea di una normalizzazione della vita nel quartiere. Una percezione che trova riscontro anche nei dati diffusi dal Ministero della Salute di Gaza, secondo cui – senza distinzione tra civili e combattenti – oltre 400 persone sarebbero state uccise dall’inizio del cessate il fuoco.

La mattina dell’attacco, l’uomo dice di aver sentito improvvisamente delle urla provenire dalla strada, mentre le truppe israeliane erano presenti nella zona. È corso dal proprio appartamento verso la casa della nipote e l’ha trovata distesa sul pavimento, gravemente ferita. In un disperato tentativo di salvarle la vita, l’ha caricata e portata alla clinica più vicina.

Anche lì, però, la tragedia non ha concesso tregua. L’ambulanza destinata al trasferimento in ospedale non poteva partire: una gomma era a terra. Quindici minuti di attesa, interminabili. Quando finalmente la bambina è arrivata nella struttura ospedaliera, per i medici non c’era più nulla da fare: ne hanno potuto soltanto constatare il decesso.

Un’altra giovane vita spezzata in un conflitto che, anche nei giorni di tregua, continua a presentare un conto altissimo, soprattutto ai più piccoli.

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